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Aisha e Zahira
Carla Mantelli

Aisha e Zahira (nomi di fantasia) sono due ragazze musulmane che frequentano il liceo nel quale insegno. Si tratta di due mie “non alunne” nel senso che fanno parte del numeroso gruppo che, in una delle mie classi, non si avvale dell’IRC. In questa classe stiamo parlando di Islam e qualcuno ha proposto di invitare le due compagne nell’ora di religione perché ci raccontassero il loto modo di vivere la fede in Dio. Hanno accettato ed è stato un bell’incontro. Le ragazze frequentano un centro islamico

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Senza avarizia
Giuseppe Bizzi

Leggendo il libro del nostro collega Filippo Binini, “Pluralismo religioso a scuola: una proposta”, viene in mente la frase di un grande docente ed educatore, don Lorenzo Milani: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia” (“Lettera a una professoressa”). Qual è dunque il “problema comune” a molti docenti di religione al centro di questo volume appena pubblicato da Pazzini Editore? Il ruolo stesso della nostra disciplina e di chi la insegna

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Aerei e tappeti rossi
Carla Mantelli

Oggi ho incontrato una collega che ha dovuto chiedere diverse settimane di aspettativa per motivi familiari. L’Ufficio Scuola non ha trovato nessuno che la sostituisse quindi un paio di preti e un paio di colleghe - nel loro giorno libero! -  si sono spartite le ore per sostituirla.Un paio di mesi fa il mio dirigente scolastico ha inviato al corpo docente un appello: “Chi conosce ex alunne che stanno frequentando anche il primo o il secondo anno di Scienze della Formazione, provi a chiedere se vogliono essere assunte in qualche scuola primaria.

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Recitare il Credo, oggi
Carla Mantelli

Stiamo vivendo la settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani. Come sappiamo, il Credo niceno-costantinopolitano è comune a tutte le Chiese ed esprime alcuni principi fondamentali della nostra fede. È un testo che però risale a molti secoli fa e risente di un certo tipo di contesto culturale, teologico e linguistico. Forse, potremmo sintetizzare ciò in cui crediamo con parole più adatte al tempo che viviamo e al linguaggio che utilizziamo. Mi permetto di proporre un primo tentativo, con qualche licenza teologica... in attesa di idee migliori!

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