Come dimostrano i precedenti post,  stiamo massicciamente sperimentando la Didattica a Distanza (DAD). Come impostarla? Quali errori evitare? Come valorizzarla al meglio? L’IRC è avvantaggiato o svantaggiato da questa situazione inedita? Per continuare a riflettere su queste domande “saccheggio” un interessante articolo apparso il 31 marzo scorso sul “Sole 24 ore” a firma del prof. Mauro Piras insegnante di Filosofia e Storia in un liceo di Firenze. Il collega premette che ovviamente la DAD va fatta in questo periodo

 

anche se dal punto di vista strettamente giuridico, almeno nelle prime settimane, non poteva essere considerata obbligatoria. Ma credo che nessuna scuola si sia posta questo problema, considerando la DAD una scelta di responsabilità nei confronti di studentesse e studenti che mantengono intatto il diritto all’istruzione e a concludere nel migliore dei modi l’anno scolastico.

Ma come impostare questa DAD? Piras suggerisce di non prevedere le videolezioni come attività prevalente (anche perché, per chi ha difficoltà tecniche o di connessione è la forma più penalizzante) ma incentivare il lavoro autonomo offrendo spunti, testi, video da discutere poi nelle videolezioni. Naturalmente è bene anche assegnare veri e propri compiti da correggere, re-inviare e analizzare con gli studenti. Insomma bisogna esserci con regolarità, ma “allo stesso tempo il collegamento digitale non deve essere troppo presente, pena il sovraccarico di lavoro, problemi per le famiglie con più figli, con genitori che hanno bisogno di usare pc e telefoni per lavoro (...) La cosa più difficile è questo equilibrio”.

E’ necessario prendersi tempo per programmare gli interventi evitando assolutamente di pretendere di fare ciò che si sarebbe fatto in aula.

La valutazione resta indispensabile ma Piras consiglia di evitare le classiche interrogazioni (già discutibili in tempi normali) e puntare sulla valutazione formativa che è finalizzata, non ad assegnare voti, ma a chiarire i punti deboli e i punti forti del lavoro svolto. La centralità del voto, anche in condizioni normali, andrebbe decisamente superata.

Il punto fondamentale comunque è abbandonare l’idea che “sapere” equivalga ad “avere imparato a memoria”.

Piras conclude affermando che sono necessari lo stretto coordinamento tra i/le docenti del cdc per evitare sovrapposizioni, eccessi o vuoti nei carichi di lavoro così come una notevole flessibilità negli orari e nelle scadenze.

Direi che tutte queste indicazioni trovano noi IdR abbastanza pronti. Nessuno di noi ha mai enfatizzato l’importanza del voto (se non altro perché abbiamo a disposizione solo un giudizio che non “pesa” ai fini della media e dell’ammissione alla classe successiva!). Nessuno di noi ha mai pensato che “sapere” equivalga a “imparare a memoria” ma tutti, credo, abbiamo sempre valorizzato e “misurato” la partecipazione di ogni studente e studentessa al comune percorso di apprendimento. E il “profitto” lo abbiamo inteso come capacità di comprensione, di analisi, di ragionamento, di dialogo più che un insieme di nozioni ben memorizzate.

Un’altra sfida che forse ci trova pronti è l’incentivazione del lavoro autonomo da parte delle studentesse e degli studenti. Di solito il lavoro che noi proponiamo si esaurisce nel tempo scolastico in aula. Personalmente non ho quasi mai “osato” assegnare compiti a casa. E penso ci continuare così. Però credo che molti di noi cerchino di relegare la lezione frontale a pochi momenti per privilegiare lettura e analisi collettiva di testi, discussione su problemi posti, “conversazioni socratiche”, condivisione di esperienze, confronto. Anche questo è un modo per promuovere l’autonomia.

Come tutti, in questa fase, abbiamo molto da imparare ma anche molto da dare alla scuola!