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Sincretismo o hybridity?
Carla Mantelli

Molte volte abbiamo sentito parlare di “sincretismo” religioso come di un fenomeno negativo, incompatibile con l’appartenenza chiara a una comunità e con contenuti di fede “oggettivi”, un modo di credere che mescola le religioni in base a esigenze soggettive.Recenti studi teologici però propongono di superare questi giudizi e valutano con interesse comportamenti religiosi che non chiamano più “sincretismi” ma “ibridazioni”. Ne parla un intrigante articolo di Lorenzo Fazzini su Avvenire di giovedì 27 dicembre riportando alcune esperienze che fanno pensare.

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Perché avvalersi. L'invito dei vescovi
Conferenza Episcopale Italiana
Cari studenti e cari genitori, si avvicina la scadenza per le iscrizioni al prossimo anno scolastico 2019-20, occasione nella quale sarete chiamati anche a scegliere se avvalervi o meno dell’insegnamento della religione cattolica (IRC). Frutto della revisione del Concordato del 1984, questo insegnamento si è ormai consolidato come apprezzata componente del curricolo scolastico ed è scelto da una maggioranza ancora cospicua di studenti e famiglie, che vi trovano risposta soprattutto in termini di formazione personale, di proposta educativa e di approfondimento culturale.
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Per un IRC coinvolgente
Matteo Pelloni

Dopo alcune esperienze positive vissute negli anni fuori regione e ultimamente in realtà più vicine, ho accolto di buon grado l'invito del corso di Assisi per allargare il mio sguardo sull'Irc e sul mondo scuola e giovani. Il tema era stimolante: “Un'azione d'aula efficace per un IRC coinvolgente”. Il convegno ha coinvolto colleghi sul territorio nazionale, dal 5 al 7 novembre scorso. Il corso organizzato dalla Cei e dal Miur ha accolto circa ottanta docenti di quasi tutte le regioni italiane ed in particolare da quelle diocesi, non tutte, che hanno aderito all'iniziativa. La sede del corso di quest'anno è stata Santa Maria degli Angeli (domus pacis) ad Assisi.

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Ho fatto una lezione su Maria
Carla Mantelli

Nelle mie classi di quinta liceo, a conclusione del percorso sulla Teologia Femminista, ho voluto soffermarmi sulla figura di Maria di Nazareth. Il lavoro si è svolto in tre fasi. Nella prima ho chiesto di associare alla figura di Maria una o più parole, le prime che fossero venute in mente. Le più gettonate sono state vergine, madre, pura, immacolata, serva, amore, bontà, azzurro. In secondo luogo ho diviso la classe in coppie assegnando a ciascuna l'analisi di un canto

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Purificare le parole
Carla Mantelli

Usare bene le parole è molto importante. Le parole non descrivono la realtà così com’è, la modificano, non servono a esprimere una cultura, la creano. Ci sono alcune parole che si usano spesso quando ci si riferisce a realtà religiose che, a mio parere andrebbero purificate. Prendiamo ad esempio la parola “Chiesa”. Molto spesso questa parola viene utilizzata come sinonimo di “gerarchia ecclesiastica” o di “magistero ecclesiale”.  Per esempio ci si aspetta di leggere la storia della Chiesa nel XX secolo e poi ci si trova di fronte alla storia del pensiero e delle decisioni dei Papi. Oppure si afferma che “la Chiesa” ha preso posizione per l'accoglienza dei migranti ma poi si scopre che molti

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