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Valorizzare l'IRC: spunti di riflessione

Carla Mantelli

Un gruppo di insegnanti di religione di Trento, qualche mese fa, ha consegnato al Responsabile del Servizio IRC della CEI, un interessante documento che pubblichiamo di seguito e i cui contenuti erano già stati presentati anche alla Commissione sull'IRC istituita dal precedente Governo presso il MIUR. Si può essere d’accordo o meno con le loro proposte ma esse dimostrano che la riflessione sugli scenari futuri che potrebbero interessare la nostra disciplina è vivace e diffusa perché molti sono convinti che alcuni ripensamenti (più o meno radicali a seconda dei punti di vista) siano necessari. 

Alla cortese attenzione

di don Daniele Saottini

Responsabile del Servizio Nazionale per l’IRC Roma

Gent.mo don Daniele,

Siamo il gruppo di insegnanti trentini di Religione Cattolica che, nel gennaio 2016, tramite il dott. Sergio Cicatelli ha contattato la Commissione MIUR per l’IRC per avanzare alcune proposte ai fini del miglioramento e la valorizzazione della Disciplina che noi tutti insegniamo da anni, sia nelle Scuole di I° che di II° grado. E’ probabile che lei abbia già avuto modo di leggere le nostre osservazioni, che in questa occasione vorremmo di nuovo portare alla Sua cortese attenzione, integrandole con ulteriori precisazioni.

Le nostre considerazioni nascono da profondi convincimenti, sono espressione della dedizione con cui da anni insegniamo questa disciplina che sentiamo così “nostra”, e stanno diventando sempre più urgenti alla luce dei profondi cambiamenti e mutamenti che si stanno verificando nella nostra realtà italiana sia a livello politico, che sul versante sociale, culturale che religioso.

ALCUNI SPUNTI DI RIFLESSIONE

AI FINI DEL MIGLIORAMENTO E DELLA VALORIZZAZIONE DELL’I.R.C.

QUALE DISCIPLINA SCOLASTICA ALL’INTERNO

DEL SISTEMA EDUCATIVO ITALIANO

1)  SUPERARE IL CONCETTO DI FACOLTATIVITA’ DELL’IRC.

Ci sembra ci sia da ravvisare una certa contraddittorietà nel fatto che la Repubblica italiana da un lato riconosca, con le parole, il “valore della cultura religiosa” (in quanto i “principi del Cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”) e assicuri l’insegnamento dell’IRC e, dall’altro, permetta di non avvalersi di detta disciplina, in nome della libertà di coscienza. Ci chiediamo che senso abbia invocare la “libertà di coscienza” in tale contesto per permettere a uno studente di non avvalersi di tale insegnamento se le “finalità” NON sono catechistiche ma esclusivamente storico-culturali, cioè “nel quadro delle finalità della scuola”.

Infatti, solo nel caso di un insegnamento catechistico si potrebbe infatti invocare la “libertà di coscienza”, da parte di chi non crede o appartiene ad un altro credo religioso. Ma non è questo il caso, evidentemente. Nella situazione storico-sociale attuale, sempre più multireligiosa e multiculturale, ci sembrerebbe più opportuno rendere la disciplina obbligatoria per tutti gli studenti che frequentano la nostra scuola italiana, magari apportando alcune opportune modifiche all’insegnamento stesso.

Di fronte alla presenza sempre più massiccia di un’utenza multietnica e multireligiosa nella scuola italiana: studenti cristiani (di ogni confessione), ebrei, musulmani, buddisti, induisti… atei, agnostici, ci chiediamo che senso abbia rischiare di creare “ghetti” o comunque delle dinamiche di “esclusione” con un’ora di Religione Cattolica in cui puntualmente si verifica che, al suono di una campanella scolastica, alcuni rimangono all’interno dell’aula scolastica e altri debbano/vogliano uscire. Se riteniamo che i riferimenti religiosi e biblici siano parte integrante del patrimonio storico-culturale italiano (avendo influenzato in maniera indiscutibile Arte, Musica, Filosofia, Letteratura, Cinema ecc.) perché non fare in modo che TUTTI gli studenti, indipendentemente dal loro orientamento culturale e religioso, ne prendano coscienza arricchendo in questo modo le proprie conoscenze personali?

I punti critici, a nostro avviso, sono i seguenti:

A) prima di tutto l’identificazione, nell’opinione pubblica e nel sentire comune, tra IRC e Catechesi, per cui “l’idoneità” che il docente di Religione deve possedere per insegnare, spesso viene percepita come un canale “preferenziale” che la Chiesa cattolica utilizzerebbe per entrare nel mondo della scuola, quando invece rappresenta l’espressione di specifiche competenze e abilità pedagogico-didattiche, essendo rilasciata sempre in compresenza dei dovuti titoli di studio accademici. In tal senso possiamo affermare che, a livello di “percezione” sociale, politica e giuridica, sembra non sia stato ancora recepito del tutto il Concordato del 1984, che colloca appunto l’IRC “nel quadro delle finalità della scuola”.

B) La facoltatività e la conseguente irrilevanza del voto (che non fa media) e la mancanza di una seria “Alternativa” (è il problema della famosa “Ora del nulla”, favorita peraltro dalle sentenze della Corte costituzionale del 1989, del 1991, sancita invocando sempre il tema della libertà di “coscienza” e la CM 9/91) favoriscono automaticamente l’abbandono, il disimpegno e l’uscita dalla scuola (entrata un’ora dopo, uscita un’ora prima, pausa-caffè, passeggiata, giro al mercato per comperare le patatine fritte, pausa-sigaretta, partita di briscola al bar…), mortificando in tale modo indirettamente e direttamente la Disciplina e svalutando il lavoro dei compagni (e dell’insegnante specialista di Religione) che stanno in classe a far lezione. Ci sembra che questo sistema non sia coerente con gli obiettivi della scuola anzi, avvalli il disimpegno scolastico, per altro incoraggiando decisamente ed inesorabilmente l’analfabetismo culturale e religioso.

Se, a fronte delle diverse sentenze giudiziarie (che certamente sono già di Sua conoscenza), non è possibile rendere obbligatoria l’IRC, si cerchi almeno di salvaguardarne l’opzionalità con una seria Attività didattica alternativa, valida per tutti, senza lasciare la “discrezionalità” alle decisioni delle migliaia di Collegi docenti e Consigli dell’Istituzione presenti in Italia.

Potrebbe essere proposta una disciplina (o “attività”, che dir si voglia) alternativa all’IRC, come ad esempio “Diritti umani” o “Etica e diritti umani”, rendendola opzionale con l’IRC (cfr. la legislazione presente in Germania, Belgio, Lettonia, Paesi scandinavi, Polonia, Portogallo...). In tal modo si andrebbe incontro, nello stesso tempo, alle richieste delle Famiglie, e si risolverebbero molti problemi organizzativi nelle Scuole (responsabilità di sorveglianza ecc.).

A nostro avviso dovrebbe essere eliminata la possibilità per lo studente di poter uscire e abbandonare l’Istituto scolastico e tolta “l’Ora del nulla” che tanto piace agli intellettuali laicisti e alle persone anticlericali che attendono soltanto il momento di veder crescere progressivamente i Non Avvalentesi, nei prossimi anni, per poter poi avere i numeri e sempre più forti motivazioni per procedere all’eliminazione dell’IRC dal panorama scolastico italiano, soprattutto in un periodo storico di progressiva crisi economica. Noi tutti, infatti, siamo consci del delicatissimo cambiamento culturale e politico che è in atto in questo periodo storico in Italia.

Pensiamo che soltanto agendo in questo modo (creando dunque una seria alternativa obbligatoria all’IRC) verrebbe ad assumere maggiore valore anche il momento valutativo della nostra Disciplina, oltre a veder realizzata una sua piena e definitiva legittimità.

Noi riteniamo, infatti, che si possa pensare di procedere ad introdurre una seria Valutazione soltanto in presenza di una disciplina obbligatoria, tutt’al più opzionale. Procedere, nei fatti, con una “normale modalità valutativa” all’interno di una materia che è facoltativa, ed è facoltà della famiglia e dello studente abbandonare a piacimento (tramite la scelta), significherebbe vedere crescere in modo esponenziale e progressivo, di anno in anno, il numero dei Non avvalentesi.

E’ chiaro che, se si vuol procedere ad una Valutazione seria, è necessario che l’insegnante assegni argomenti di studio anche a casa. La nostra esperienza ci conferma, invece, nell’idea che, qualora si sottopongano gli studenti a una serie sistematica di verifiche orali e scritte, si incentivano gli studenti ad abbandonare l’Irc all’atto di iscrizione all’anno successivo. Per la nostra esperienza la Valutazione si costruisce attraverso altri parametri non così “oggettivamente” misurabili come, ad esempio: la partecipazione e l’interesse dimostrati durante le lezioni in classe, l’osservazione di una maturazione personale degli studenti, la capacità di costruire relazioni interpersonali positive. La conoscenza dei contenuti è pure importante, nella nostra disciplina, ma nell’ottica di una crescita complessiva della persona.

Siamo inoltre profondamente persuasi che se l’Irc è riuscito a conservare nel corso di questi anni una sua dignità, ciò non è strettamente attribuibile al problema “Valutazione” ma piuttosto alla competenza professionale e alla formazione culturale degli insegnanti stessi (spesso in possesso di più titoli di studio) e alla loro capacità di interessare e coinvolgere gli studenti nell’attività didattica.

2) Dall’I.R.C. a “CULTURA CATTOLICA E PLURALISMO RELIGIOSO”.

Ci sembra dunque sia arrivato il momento per una ridefinizione culturale e programmatica dell’IRC, che sia in grado di dare un volto nuovo alla Disciplina, a partire dalla denominazione, soprattutto alla luce dei repentini e profondi cambiamenti epocali e culturali che in Italia stiamo vivendo ormai da anni: in tale senso “CULTURA CATTOLICA E PLURALISMO RELIGIOSO” (o “Religione cattolica e Pluralismo religioso”)  pensiamo possa rappresentare un “felice compromesso” sia per la Chiesa Cattolica che per lo Stato italiano.

E’ impensabile che l’insegnamento tradizionale della Religione (com’è oggi) possa essere proposto in identica maniera tra 10 anni quando, anche nella Secondaria Superiore, il 20-30% degli studenti apparterranno ad altre realtà culturali e religiose.

Tutti noi rileviamo inoltre la necessità di ampliare a largo raggio i Programmi nazionali dell’IRC in direzione di un serio dialogo interreligioso, favorendo l’apertura e la conoscenza culturale di TUTTE le grandi Culture e Religioni dell’umanità (da qui la nostra proposta di nuova denominazione della disciplina IRC) ma mantenendo naturalmente (per questioni di “patrimonio storico” e di “identità culturale”) prevalente e forte la dimensione di “CATTOLICITA’”. Il dialogo interreligioso si costruisce, infatti, mantenendo ferma la propria “identità”. Si creerebbe in tale modo una piattaforma ideale capace di favorire l’integrazione e il dialogo con tutti gli studenti appartenenti a realtà religiose (e non) differenti, favorendo la conoscenza reciproca e una convivenza sociale pacifica e costruttiva.

Noi tutti crediamo che “Cultura cattolica e pluralismo religioso” possa rappresentare davvero una “nuova” disciplina che potrebbe fare da trade union tra Cattolicesimo, Religioni e Culture diverse, presentandosi come un sapere arricchente il bagaglio culturale dello Studente 2.0, favorendo un vero dialogo, l’integrazione e l’accoglienza delle “diversità”. Infatti, anche i numerosi studenti stranieri hanno (e forse paradossalmente a maggior ragione) necessità di conoscere la Storia, la Religione e la Cultura del nostro Paese per raggiungere una reale integrazione.

Al contrario, non ci sembrerebbe una buona idea prevedere nella Scuola (come alcune fonti sembrano suggerire) il “doppio canale” IRC o STORIA DELLE RELIGIONI. In questo modo sì che ci si esporrebbe al rischio di innalzare “muri” (religiosi e culturali) piuttosto che costruire “ponti”. E spieghiamo il perché. Optando per tale soluzione, infatti, gli studenti si troverebbero “divisi” tra chi fa IRC (che fatalmente sarà sempre più percepita come materia fortemente confessionale, al limite della Catechesi) e chi invece sceglierebbe di studiare  Storia delle religioni, disciplina quest’ultima avvertita invece come più “seria”, laica, scientifica e veramente aperta a tutti (cristiani, musulmani, ebrei, buddisti, atei, agnostici…). Noi temiamo che in tale modo verrebbero a crearsi davvero delle profonde “spaccature” tra studenti di una stessa classe, con forti contrapposizioni culturali, religiose e anche ideologiche, arrivando a “ghettizzare” (stavolta sul serio!) “Cattolici” (o presunti tali) da una parte e appartenenti ad altre fedi o sistemi di pensiero dall’altro.

A nostro modesto avviso, dunque, l’eventuale Alternativa potrebbe essere solamente una disciplina (o un’attività) non a carattere “religioso”, ma (diciamo così) “affine” sul piano dei valori e della riflessione umana: Diritti umani, Etica e Diritti umani…

3) CREAZIONE DI UNA “CLASSE DI CONCORSO” SPECIFICA.

Ci sembra inoltre ormai arrivato il momento per poter pensare alla creazione di una “Classe di concorso” specifica per questo Insegnamento, al pari di tutte le altre discipline scolastiche. E questo al fine di legittimare al meglio la presenza della Disciplina all’interno del Sistema scolastico. Ricordiamoci sempre (e tanti colleghi delle altre materie, politici e perfino giudici se lo dimenticano fin troppo frequentemente) che l’IRC si colloca “nel quadro delle finalità della scuola”. Che senso ha, dunque, continuare con una politica di vera e propria discriminazione ideologica?

BREVE… CONCLUSIONE.

Noi tutti riteniamo che i tempi siano ormai maturi per un cambiamento storico e culturale dell’Insegnamento della Religione a Scuola. Ormai non possiamo più indugiare oltre, perché purtroppo stiamo arrivando a svilire e mortificare un Sapere culturale millenario come quello religioso e teologico: ne va della nostra stessa identità culturale italiana.

La Scuola, soprattutto negli ultimi anni, ha subito (al pari della società) dei cambiamenti velocissimi e delle trasformazioni radicali e sostanziali e anche l’IRC pensiamo debba essere ripensato e collocato in tale nuovo contesto, pena il nostro stesso impoverimento culturale (oltre che religioso).

Certo, sappiamo benissimo che l’operazione è difficile e che ci sono tante “barriere ideologiche e culturali” da superare, ma il tentativo va fatto (sia da parte della Chiesa che dello Stato laico), altrimenti rischiamo di perdere (davvero entro breve tempo!) un patrimonio di Conoscenza essenziale e preziosissimo per comprendere noi stessi e la nostra stessa identità culturale (storica, religiosa, artistica, musicale, filosofica, letteraria …) più profonda e vera.

Quanto proposto potrebbe rappresentare un utile punto di partenza e un ulteriore passo avanti fondamentale per far sì che l’IRC (o “CULTURA CATTOLICA E PLURALISMO RELIGIOSO”) e gli insegnanti riacquistino una propria dignità e credibilità professionale all’interno del mondo della Scuola e nel rapporto con i colleghi delle altre discipline. La Chiesa e lo Stato se ne avvantaggerebbero entrambi.

Auspichiamo che tali considerazioni possano diventare fonte di condivisione e riflessione all’interno del Servizio Nazionale per l’IRC e della stessa Curia romana.

L’occasione ci è gradita per augurare a Lei e a tutti i Suoi collaboratori un sincero e fraterno augurio di Buon Natale!

Il Gruppo di insegnanti trentini

Gianni Vergot (nella foto), Elena Rossin, Barbara Orzes, Enrico Agostini, Lorenzo Rigo, Giuseppe Casarin, Laura Coldiroli, Manuela Gadenz, Laura Ferronato, Chiara Gubert, Sandro Collini, Cinzia Bosco.  

Trento, 17 dicembre 2016                                                  

P.S.: Per eventuali comunicazioni si prega di far riferimento al prof. Gianni Vergot.

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