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Maestri di pensiero o di ignoranza?

don Matteo Visioli

Leggendo qua e là in questi giorni di vacanza (almeno scolastica) mi imbatto in una lettera al Corriere di poche righe e in una breve risposta dello storico, scrittore, giornalista, diplomatico Sergio Romano che da anni tiene la rubrica. La riporto nella sua versione intera:

Il libro delle verità (Martedì 27 dicembre 2016)

"Caro Romano, l’espressione “religioni del libro” da lei utilizzata nella risposta a un lettore mi risulta oscura. A che cosa si riferiva?

Il tratto comune delle tre grandi religioni monoteistiche è l’esistenza, per ciascuna di esse, di un libro che contiene le verità rivelate e i precetti del Signore. Per gli ebrei è la Bibbia con particolare riferimento all’Antico testamento; per i cristiani è il Nuovo Testamento (ma molti protestanti leggono anche l’Antico Testamento); per i musulmani è il Corano. Esistono anche altri libri come la Torah per gli ebrei, gli Atti degli apostoli per i cristiani, gli Hadith (detti autentici del Profeta) per i musulmani”.    Credevo si trattasse di uno scherzo (di questi tempi è di moda il falso in rete...).

Lasciamo stare la definizione di “religione del libro”, assai discutibile. Ma questo non sa neanche cosa è la Bibbia, cos’è la Torah, non sa quali libri formano il Nuovo Testamento, ritiene che i cristiani leggano solo il Nuovo (mai stato in chiesa nemmeno per il matrimonio o il funerale di un parente?) e solo i protestanti (alcuni però) anche l’Antico. Uno scherzo, sicuro.

Peccato, non è così.

E ho pensato agli insegnanti di religione delle nostre scuole e quale potrebbe essere il loro stato d’animo leggendo quanto scrive un “maestro del pensiero” del nostro tempo.

Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensano.

Immagino chi per anni si impegna con passione a trasmettere gli elementi di fondo della cultura religiosa cristiana e scopre che “chi fa pensiero” oggi non conosce neanche l’ABC della cultura giudaico-cristiana che ci ha plasmati. Né sente il dubbio in proposito, anche minimo, di consultare la semplice wikipedia.

 Poi mi imbatto in un editoriale di un altro pensatore del nostro tempo, Eugenio Scalfari, che la vigilia di Natale scrive così:

 “I vangeli sinottici, cioè quelli riconosciuti dalle Autorità successive alla prima generazione cristiana, sono quattro. In ordine di tempo furono scritti quelli di Matteo, poi di Marco, poi di Luca e infine Giovanni. I primi tre raccontano la vita di Gesù di Nazareth, che poi fu chiamato Cristo. La raccontano non con la formula della biografia, ma scegliendo i momenti a loro parere significativi. A volte quelle citazioni sono le stesse in tutte e tre le memorie, altre volte no. Matteo racconta soprattutto i miracoli, Marco i tratti più salienti della predicazione, Luca si occupa anche degli apostoli, chi erano, che cosa facevano prima di incontrare il Signore e che cosa fecero dopo. Insomma mettendo insieme i tre vangeli si conosce, ma molto parzialmente, la vita di Gesù che diventano una biografia di fatti rilevanti, dai discorsi di Cafarnao al tempio di Gerusalemme a quello della Montagna ed infine l’Ultima Cena, il tradimento di Giuda, il Getsemani, Ponzio Pilato, il martirio di Cristo, la crocifissione, la morte e la Resurrezione.

Alcuni di questi evangelisti furono ispirati da Pietro. Poi venne Paolo che fu il vero costruttore di quella religione senza avere mai conosciuto Gesù. Ma… Ma c’è il vangelo di Giovanni da esaminare. Differisce dagli altri in modo molto significativo, anche perché Giovanni, allora giovanissimo, era stato un devoto di Giovanni Battista che l’aveva nominato suo segretario. Poi Giovanni incontrò Gesù e se ne innamorò spiritualmente...”

 Vangeli “sinottici”... forse voleva dire “canonici”, in senso opposto ad “apocrifi”. Vabbè, dai, un lapsus. Ma... quattro??? E Giovanni evangelista come segretario di Giovanni Battista da dove spunta?

E avanti così...  Che dire? Leggendo questo e tanto altro, ascoltando talvolta le risposte ai quiz in materia religiosa in TV... mi chiedo quale prezzo debba pagare il nostro tempo per un analfabetismo culturale evidente anche in chi si propone come interlocutore nel confronto pubblico con la gente.

E mi domando (naturalmente provocando): davvero la questione delle religioni (dialogo interreligioso, conoscenza dell’islam...) è oggi la prima urgenza dell’IRC? Mi ritornano alla mente le parole del Cardinale Martini che suggeriva la lettura della Bibbia nelle classi, definendola “il libro del nostro futuro”...

Nelle foto: Sergio Romano ed Eugenio Scalfari 

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