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Convegno CISL "Il ruolo degli insegnanti di religione nella scuola del cambiamento

Vinicio Zanoletti

Sabato 17 dicembre per l’intera mattinata si è tenuto a Bologna un convegno di formazione e aggiornamento promosso dalla CISL dal titolo: “Il ruolo degli insegnanti di religione nella scuola del cambiamento”. Dopo i saluti iniziali di Federico Ghillani, di don Raffaele Buono responsabile ufficio regionale IRC e del segretario regionale Monica Barbolini, sono intervenuti nell’ordine: il prof.Michele Manzo, esperto CISL di IRC, Il Coordinatore Dirigenti scolastici CISL scuola Emilia-Romagna Luigi Vaccari, Albertina Soliani, membro della commissione MIUR per l’IRC, don Daniele Saottini, responsabile del servizio nazionale  per l’ IRC della CEI, e in chiusura  Ivana Barbacci della segreteria  nazionale della CISL scuola con delega alle problematiche dell’IRC.  

Il tema del Convegno voleva essere, ed è stato, un’occasione di confronto sui temi dell’IRC alla luce delle novità contenute nella legge 107 nota a tutti come la “buona scuola”. E fin da subito si è capito che per gli idr la riforma tanto buona non è stata, semplicemente perché le novità introdotte non hanno coinvolto in nessun modo la funzione  degli idr e la collocazione dell’IRC. Anzi, in realtà per alcuni aspetti è emerso pure un peggioramento. In sostanza se la Buona scuola con le sue misure ha voluto modificare l’organizzazione della scuola, certo ha  ignorato gli idr.

In buona sostanza credo che si possano ricondurre le questioni essenziali emerse dalle diverse relazioni e dal breve dibattito seguito  a  tre aspetti: gli idr e gli effetti della 107, la questione dell’ora alternativa e gli annessi problemi organizzativi ed una riflessione sulle prospettive dell’IRC.

 1.La “buona scuola e l’IRC”. La 107 intervenendo sul piano organizzativo (“organico funzionale”, reclutamento, aggiornamento, bonus premiale…), ha modificato diversi aspetti della vita scolastica lasciando ai margini l’IRC, che di fatto e di diritto rimane imbullonato alla normativa precedente, lasciando perciò del tutto disatteso il riconoscimento per cui l’idr “ha gli stessi diritti e doveri” di qualsiasi insegnante. In questo senso  Michele Manzo, nella sua puntuale relazione,  ha elencato con grande efficacia le questioni lasciate aperte dalla 107 in relazione agli idr: sono nell’organico ma non sono coinvolti nel cosiddetto  organico potenziato, non sono possibili esoneri per collaborazioni con il dirigente (solo due anni fa erano 600 in tutta Itali i docenti di IRC coinvolti!), il merito destinato ai docenti di ruolo ne coinvolge 12000, lasciandone  fuori altrettanti non di ruolo (in tutto gli idr sono 25500), stesso effetto sulla carta per l’aggiornamento. Rimangono inoltre aperte le questioni relative al contratto per i docenti a tempo determinato in ragione del 70% previsto dei posti al ruolo e della normativa relativa al precariato, e per questo risulta necessario procedere ad un nuovo concorso per ottemperare alla normativa ( sono circa 5000 i posti attualmente ricoperti da idr non di ruolo). Un nuovo concorso porterebbe con sé di conseguenza sul piano organizzativo la questione delle commissioni d’esame e dei contenuti delle prove.

2.Il problema dell’organizzazione delle attività alternative che rimane di esclusiva competenza statale.  Su questo alcune osservazioni importanti le ha sviluppate Luigi Vaccari. Dopo una sentenza corte costituzionale del 1991 di fatto si sono spenti i riflettori sul tema. Ma è stato detto che rimane tuttavia un problema da ripensare, la normativa e le diverse sentenze nel merito lasciano aperta in tutta evidenza la difficile gestione della materia, soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado. 

Il trend conferma un lento ma progressivo calo degli avvalentesi soprattutto nella secondaria di secondo grado. Al nord nelle superiori si registra un 72% di avvalentesi, su un totale nazionale del 82%, ed un 80% in Emilia Romagna. Il fatto che l’IRC sia confessionale nei contenuti ma non nelle finalità lascia aperta una delicata questione sia di carattere educativo-formativo che di carattere organizzativo. Diventa così un problema della scuola farsi carico della totalità degli studenti per una conoscenza del problema religioso e le diverse implicazioni. In questo senso anacronistico e sempre meno comprensibile è poi il giudizio “separato” espresso dagli idr in sede di scrutinio, ma ancora di più la mancanza di una effettiva valutazione dell’idr con un voto. Problema questo la cui soluzione non sarebbe  peraltro di natura pattizia ma di semplice  iniziativa parlamentare…

3.Una riflessione culturale sull’IRC nella scuola oggi. Su questo sono intervenuti in particolare Albertina Soliani prima e don Saottini poi.  Soliani ha offerto una riflessione larga sul tema, partita dall’analisi dei cambiamenti in corso e dall’irrinunciabile spazio per la “spiritualità” da destinare alle nuove generazioni. Occorre in questo senso ripensare alle forme tenendo tuttavia conto del quadro legislativo esistente per dare coerenza a provvedimenti amministrativi. Oggi, ancora più di ieri, non si può rinunciare ad un’offerta formativa che includa una capacità di pensiero che si nutra di spiritualità e della conoscenza delle religioni che la storicizzano. Ci sono due commissioni sul tema dell’insegnamento della religione nella scuola attivate dal precedente governo che tuttavia sono state convocate solo una volta, confermando una certa fatica a lavorare su questi temi che rimangono tuttavia cruciali. Non possiamo non ascoltare le domande dei giovani e in questo senso l’insegnamento di papa Francesco, ha concluso la Soliani, è un punto di riferimento importante e avanzato. L’ex sottosegretario all’istruzione si è personalmente impegnata a riportare quanto prima la  problematica dell’IRC all’attenzione del nuovo ministro.

Don Daniele Saottini, responsabile del servizio nazionale IRC per la CEI, ha richiamato le coordinate all’interno delle quali si gioca oggi l’IRC nella scuola italiana. In questo quadro ha tenuto a precisare che la funzione della Chiesa è quella di svolgere un servizio al Paese e non di difendere un privilegio. La Chiesa ha un ruolo ben particolare: svolgere un servizio. Il servizio nazionale non si pone infatti come una controparte rispetto al ministero, ma intende concorrere per trovare risposte alle esigenze formative dei giovani di oggi. C’è da chiedersi come l’Irc possa essere ancora occasione significativa per rispondere alle sfide dall’educazione dei giovani oggi.  L’Idr come tutti gli insegnanti fa parte della scuola e forse oggi, ha sottolineato don Saottini, la società è disorientata su che cosa sia la scuola. L’Irc all’interno del contesto scolastico vuole aiutare i ragazzi a crescere e per questo esistono indicazioni didattiche precise che sono quelle da attuare con strumenti didattici adeguati e aggiornati. E’ significativo come solo negli ultimi anni siano stati pubblicati 100 nuovi libri di testo per l’IRC. Un’altra precisazione di don Saottini è stata quella relativa al fatto che l’IRC è un Insegnamento di Religione cattolica e non genericamente di “religioni”. La religione cattolica è parte dell'identità del popolo italiano ed è questa la ragione per cui nella scuola italiana si insegna “questa” religione. Sono da evitare soluzioni sincretiste. Nel suo intervento il responsabile nazionale IRC ha anche commentato i dati relativi agli  avvalentesi, che rimangono sostanzialmente  stabili. Sulla base infatti dell’attuale trend si arriverà al 75% totale di avvalentesi tra 25 anni! E se ci sono tanti avvalentesi conclude don Saottini è perché evidentemente gli insegnanti di religione sono molto bravi.  

Prima della chiusura sono intervenuti tre docenti e tra questi la nostra collega Carla Mantelli. Nel suo intervento ha richiamato l’attenzione sulle diverse questioni aperte che precedono e vanno oltre la 107. In particolare ha sottolineato l’oggettiva discriminazione che subiscono gli idr e gli studenti che si avvalgono quando per es. non hanno pieno riconoscimento del loro impegno  causa la mancanza della valutazione; l’impossibilità di una partecipazione a progetti interdisciplinari a causa della possibile mancanza della totalità degli alunni; gli idr sono gli unici a doversi conquistare o mantenere utenti con il  rischio di ridurre la propria libertà di insegnamento  (rischio di una proposta “debole” perché così non chiedono l’esonero o se di “qualità” con richiesta d’impegno rischio di perdere clienti…). Carla ha poi chiuso indicando due prospettive, una di lungo periodo aperta a riconsiderare l’attuale impianto dell’IRC in Italia in vista di un insegnamento di cultura religiosa rivolto a tutti e offerto da docenti preparati da percorsi universitari in scienze religiose con stessa dignità dei percorsi formativi delle altre discipline, e una seconda prospettiva di medio breve periodo in cui, si agisce su alcuni aspetti, dalla valutazione alla materia alternativa, fino alla “buona scuola”. Tanti docenti stanno percorrendo questa strada con azioni dal basso attraverso innovazioni di tipo didattico che tendono a interpretare creativamente la norma concordataria (coinvolgimento non avvalentesi, coinvolgimento di testimoni e maestri di altre religioni…)

Ivana Barbacci della segreteria nazionale CISL, ha infine concluso i lavori con un intervento assai critico nei confronti del governo Renzi nel merito e nel metodo della 107 e più in generale della politica scolastica. “Siamo al tempo del renzismo, ha dichiarato la Barbacci, che è veloce ma non sa dove andare”. La Buona Scuola infatti ha molti soldi ma parla al mercato più che alla scuola. Il governo Renzi aveva detto di volere investire sulla scuola e per questo speravamo di essere interpellati prima della 107 ma, ha insistito la Barbacci, non è stato preparato il terreno per gestire adeguatamente i processi per cui oggi nella scuola ci troviamo a ricominciare da capo.  “Avere dimenticato gli idr è stata dimostrazione di ignoranza, ma è stata dimenticata anche la scuola dell’infanzia e del personale Ata”. A seguire critiche nel merito della chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici, della formazione, dei buoni diventati buoni di consumo. In sostanza si è trattato di un’operazione centralistica nonostante l’autonomia...Ha poi chiuso ricordando il ruolo e l’azione del sindacato a favore dei lavoratori della scuola in un contesto dove le rappresentanze appaiono sempre più deboli.

Per concludere una semplice considerazione sul Convegno. Credo sia riuscito a fornire un’occasione qualificata per mettere a fuoco la situazione complessiva dell’IRC e degli idr in particolare. Non si è trattato di una sequenza di lamenti quanto di una riflessione seria, puntuale, a tratti chirurgica, sui bisogni e sulle aspettative professionale degli idr. E credo che sia un fatto positivo che un sindacato si impegni e investa energie anche su questo fronte a dimostrazione che rimane quanto mai necessaria una riflessione aperta e plurale nel rispetto della complessità del problema e dei diversi interlocutori.

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