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Superare l'IRC. Una proposta coraggiosa

Carla Mantelli

Come annunciato nel post precedente, oggi propongo un’intervista a Guido Campanini che è intervento al Convegno di Torino, organizzato dal centro studi Calamandreisull’insegnamento religioso nella scuola. Campanini ha scritto diversi articoli sull’argomento e il suo punto di vista è particolarmente interessante sia perché è Dirigente scolastico sia perché ha iniziato la carriera di insegnante come IdR.

A Torino tu hai affermato con molta decisone che l’IRC come è oggi non funzione più, anzi è svantaggioso, se non dannoso, per tutti. È un giudizio molto forte. Come lo motivi?

 

Mi sembra chiaro che ci sia innanzitutto un danno per le istituzioni scolastiche che si trovano a gestire, in regime di autonomia scolastica, una disciplina regolata da una legislazione che si fonda su un Trattato internazionale, e dunque di fatto sottratta alle responsabilità del Dirigente scolastico e della comunità scolastica. Basti pensare che con gli spazi di autonomia attuali, e ancor più con quelli futuri ex L. 107/2015, ci sarà sempre più spazio per discipline opzionali e per curriculum in parte individualizzati.  In questo contesto l’IRC continuerà ad essere una realtà a parte, non potendo essere compresa né nel curriculum obbligatorio (per via del Concordato), né in quelli opzionali: rimarrà l’unico insegnamento facoltativo inserito però nel quadro delle discipline curriculari, una sorta di “monstrum” giuridico e didattico.

Beh, almeno per gli studenti sarà vantaggioso...
Non sempre e non per tutti. Spesso nel primo ciclo i bambini si vedono suddivisi in nome di scelte non sempre consapevoli (come spiegare ad una famiglia di origine cinese, i cui genitori conoscono a malapena l’italiano quotidiano, che cosa vuol dire IRC?). Oltretutto, coloro che scelgono di non avvalersi dell’IRC sono di fatto privati di un’alfabetizzazione religiosa e simbolica fondamentale per “leggere” la realtà

Nemmeno noi IdR ci salviamo?

Al di là del valore e delle competenze anche scientifiche di molti di loro, di fatto si tratta di “docenti di serie B”, costretti a navigare fra lo Scilla del discorso facile ed accattivante (col rischio di annacquare la disciplina in un vago chiacchiericcio da circolo oratoriale) e il Cariddi del discorso culturalmente rigoroso (col rischio che, specie nel II ciclo, gli studenti preferiscano una facile diserzione). Parliamo inoltre di docenti privati anche di uno degli strumenti essenziali del mestiere che è quello della valutazione: il loro “voto” è un giudizio che non ha alcun valore giuridico e la loro materia è sottratta a qualunque tipo di esame.

Tu sostieni che nemmeno la Chiesa ha vantaggi a mantenere il controllo di questa disciplina…

È così. Il cattolicesimo è oggi una minoranza tra altre minoranze e la Chiesa, attraverso gli IdR parla solo a una parte degli studenti. Inoltre la Chiesa rischia di non garantire più né la qualità dottrinale della docenza né la qualità professionale dei docenti perché quando un mestiere è marginale può non attrarre i migliori… 

Insomma una situazione poco entusiasmante… Intravvedi un modo per uscirne?

Una possibile, anche se molto difficile,via d’uscita è quella di sostituire l’insegnamento confessionale della religione cattolica con un insegnamento non confessionale di cultura religiosa obbligatorio e gestito dallo Stato, come qualunque altra disciplina.

Per arrivare a questo, occorre passare attraverso una nuova revisione dell’art.9 c.2 del Concordato  che alla fine potrebbe suonare più o meno  così: “La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, assicura in tutte le scuole pubbliche della Repubblica non universitarie di ogni ordine e grado l’attivazione di uno specifico insegnamento di “cultura religiosa”, come disciplina specificamente distinta da altre, nel quadro delle finalità della scuola e tenendo conto dei principi dell’autonomia scolastica. All'interno della suddetta disciplina dovranno essere presentati, accanto ad altre esperienze religiose, i principi fondamentali della religione cattolica. Con successive Intese fra Governo e Conferenza Episcopale Italiana verranno definite le modalità per l'attuazione del suddetto principio nonchè la normativa transitoria".

Pensi che i Vescovi italiani siano pronti a uno scenario del genere?

Il fatto che l’obbligo di istituire la materia “Cultura religiosa” sia scritto in un Trattato internazionale qual è un Concordato, oltretutto “protetto” dall’art. 7 della Costituzione, potrebbe garantire sufficientemente la Chiesa cattolica dal rischio che tale disciplina possa essere un domani eliminata dagli ordinamenti scolastici con un tratto di penna o con un referendum (è noto che i Trattati internazionali non possono essere oggetto di referendum). Insomma, credo che oggi la Chiesa possa vedere qualche vantaggio nel passaggio da un regime di insegnamento confessionale, ma facoltativo (e sempre più marginale) ad un insegnamento non confessionale, ma obbligatorio. E forse sarebbe la strada per riportare all’interno del mondo accademico e del discorso culturale il sapere teologico.

Sembra facile…

Non è affatto facile, anche perché il consenso della Chiesa e la la volontà politica dello Stato non sarebbero sufficienti. Ci vorrebbe anche l’appoggio delle comunità religiose non cattoliche, del mondo della cultura, della scuola e, ovviamente, degli stessi IdR.

Sarebbe necessario che il dibattito superasse sia arroccamenti difensivi dello status quo che livori anticlericali che si trasformano facilmente in livori antireligiosi.

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