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Carla Mantelli

Un dato che emerge sempre di più in occasione di elezioni politiche o amministrative, è il calo dell’affluenza. Un altro dato è il crollo dell’adesione ai partiti. Nello stesso tempo proliferano i comitati che lottano per qualche interesse specifico (condivisibile o meno) e le manifestazioni occasionali: friday for future, cortei nella giornata contro la violenza degli uomini sulle donne, ecc. Riflettendo su questi dati mi chiedo sempre se una democrazia senza partiti possa esistere. E, ancora di più, se può esistere

una democrazia senza partecipazione continuativa e anche massiccia nei momenti del voto. É vero che sono cambiate le forme della partecipazione politica e non sarò certo io a rimpiangere le forme del passato. Non credo neppure che siamo di fronte a una caduta del senso civico, dei valori morali o a un individualismo che ha smarrito il senso della solidarietà. Le nostalgie di un passato presunto migliore sono spesso frutto di distorsioni della memoria e comunque non aiutano a risolvere i problemi dell’oggi.

Forse è la politica che è “peggiorata” e per questo suscita delusione e indifferenza? Non credo nemmeno questo: le persone elette a svolgere compiti legislativi o amministrativi non erano migliori né peggiori in passato. Avevano qualità e limiti esattamente come quelle di oggi.

Il problema dal mio punto di vista sta nel fatto che, dopo quasi ottant’anni di democrazia, si pensa che essa sia un fatto consolidato. Si danno per scontate le libertà democratiche perché ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. Si dà per scontato che siamo un Paese che non farà la guerra a nessuno e a cui nessuno muoverà guerra. Che le bombe non cadranno mai più sulle nostre città, che non ci saranno più persecuzioni per motivi di opinione né saranno cancellati i diritti... “Tutte cose archiviate. A cosa serve andare a votare? I governi possono anche cambiare colore ma nulla di sostanziale cambierà nella nostra vita”. É così che molti di noi la pensano. Eppure, dovremmo sapere che la democrazia è un bene fragile, che senza partecipazione soffoca come per mancanza di ossigeno. Sappiamo anche che nel mondo è in corso una “terza guerra mondiale a pezzi”, che anche il nostro Paese produce e vende armi. Sappiamo che esistono campi di concentramento molto vicini a noi. Sappiamo delle catastrofi generate dai cambiamenti climatici, delle migrazioni di milioni di persone in cerca di una vita dignitosa, sappiamo di una popolazione europea sempre più vecchia e in diminuzione...

In questo quadro così magmatico non possiamo dare per scontato nulla, nemmeno che durino le nostre libertà e la nostra democrazia. Dipende da noi e dal nostro impegno conservarle.

Diciamolo alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi. Mostriamo loro quanto ci sta a cuore difendere le conquiste che con tanta sofferenza le nostre madri e i nostri padri ci hanno consegnato.

Forse costruiremo strumenti migliori dei partiti politici, forse inventeremo nuove istituzioni democratiche. Ma certo non lo possiamo fare con l’indifferenza, lo scetticismo a prescindere, la diffidenza a priori verso chi si impegna in politica. Non lo possiamo fare dando per scontate le libertà che abbiamo e nello stesso tempo vagheggiare una politica “con la P maiuscola” senza il coraggio di sporcarci le mani con la politica così come è.

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