Loading color scheme

Gesù, maschile singolare

Sarà capitato anche a voi di commentare in classe la prima parte del capitolo 19 del Vangelo di Matteo che viene presentato da molte edizioni della Bibbia come diviso in due parti, la prima intitolata “Matrimonio e divorzio” (Mt.19,1-9) e la seconda “Matrimonio e celibato” (Mt. 19,10-12). E già qui le cose si complicano perché, spiega bene la teologa Simona Segoloni nel suo recente testo “Gesù, maschile singolare”, i due brani non vanno spezzati, pena l’incomprensione del discorso di Gesù. Come sappiamo, Gesù viene interrogato da alcuni farisei sulla possibilità, per gli uomini, di ripudiare la propria moglie per qualunque motivo.  Gesù richiama il senso profondo del

matrimonio così come è presentato nella Torah e conclude “Non separi l’uomo ciò che Dio ha unito”. E qui molte bibbie, incredibilmente, inseriscono un nuovo titoletto interrompendo il dialogo tra Gesù e i suoi e facendo partire la seconda parte come se non c’entrasse nulla. In realtà, la reazione dei discepoli è strettamente legata alle precedenti parole di Gesù il quale, più che definire l’indissolubilità del matrimonio, intende evidentemente sancire la fine della superiorità dei mariti sulle mogli. È per questo che i discepoli esclamano: “Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna non conviene sposarsi”. Insomma “se non si dà ripudio, maschio e femmina si trovano alla pari e, quindi, data la fine della condizione di forza in cui gli uomini si trovano, per loro non è più conveniente sposarsi” (Segoloni op.cit. p.72). A questo punto Gesù afferma che non tutti possono capirlo ed evoca gli eunuchi “per il Regno dei cieli”. Di solito le sue parole sono state interpretate come riferite alla vocazione celibataria. Ma è davvero così? Ascoltiamo Simona Segoloni: “Se con questo intendesse dire che davvero non conviene sposarsi (presupposto per l'esaltazione dello stato celibatario come migliore di quello matrimoniale) andrebbe in contraddizione con quanto ha appena insegnato, perché se davvero Gesù concordasse con i discepoli, si dovrebbe concludere che il matrimonio per un maschio ha valore solo se non è paritario. Ma se Gesù avesse pensato questo gli sarebbe stato sufficiente confermare quanto già dottrina e prassi affermavano. Invece sostiene il contrario; allora la sua risposta va intesa nel senso che solo alcuni possono capire il valore di stare alla pari con le proprie mogli perdendo il proprio diritto di supremazia: possono farlo solo i maschi che vivono per il Regno. E per far capire ancora meglio usa l'immagine degli eunuchi: solo i maschi disposti a tagliare via l'attributo del potere, disposti a farsi impotenti di fronte alle loro sorelle, alla pari, senza possesso e senza privilegi, solo questi maschi possono capire, perché questi sono quelli che si sono fatti eunuchi per il Regno dei cieli”. (Segoloni op.cit. p72-73). L’immagine dell’eunuco serve a rappresentare chi è capace di relazione paritaria, e non di possesso o dominio, con le donne. Paradossalmente invece la si è lungamente collegata alla presunta superiorità dello stato celibatario, oltretutto pensato come programmaticamente estraneo, quando non ostile, alle donne.

Si tratta di uno dei tanti esempi che l’autrice presenta per mostrare che Gesù pensa l’identità maschile e vive la propria maschilità, in modo totalmente alternativo rispetto alla cultura del tempo (che, in parte, è ancora del nostro tempo!).   Gesù non solo rispetta le donne (che infatti stravedono per lui e lo seguono numerose e fedelissime!) ma le prende spesso a modello, impara da loro e parla di sé non come uno che domina e possiede ma come chi nutre con il proprio corpo, come solo le donne sanno fare: “Se qualcuno ha sete venga a me e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo seno sgorgheranno fiumi d’acqua viva” (Gv. 7,37).

“Sembrerebbe, scorrendo i testi della Scrittura, che sia il corpo femminile quello più adatto a mostrare il Cristo che nutre e si fa cibo, visto che le immagini maschili e le usuali occupazioni degli uomini non indicano mai questo nutrire l'altro e tanto meno il farsi cibo dell'altro. Gesù ha quindi avuto bisogno di integrare la propria maschilità per potere mostrare il volto del Padre che sfama e fa vivere, ha avuto bisogno di imparare, da vero uomo maschio e quindi rivolto all'altra, ciò che ha visto vivere alle donne”. (Segoloni op. cit. p.85).

Spero di avervi incuriosito. È un libro bellissimo!