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L’Onnipotente nel perdono

Carla Mantelli

Il comandante del lager di Auschiwtz, responsabile di milioni di morti, dopo essere stato processato e prima di essere impiccato, chiede di confessarsi. Si fa fatica a trovare un prete disposto a farlo ma alla fine un gesuita ascolta il suo pentimento e pronuncia la solenne formula: “Ego te absolvo a peccatis tuis...”. Questa storia (vera) l’ho letta su Avvenire qualche giorno fa e l’ho riproposta in una classe terza liceo dove stavo parlando dei principi del cristianesimo protestante, tra cui i famosi “Sola Gratia” e “Sola Fides”.

 

Martin Lutero riscopre ed enfatizza questi principi per ricordare che la salvezza è un dono gratuito di Dio che non possiamo in alcun modo meritare ma che possiamo solo accettare o rifiutare. La storia di Rudolf Hoss mostra fino a che punto la fede nella potenza misericordiosa di Dio può spingersi. “Cosa ne pensate?” ho chiesto alle ragazze e ai ragazzi che avevo davanti. La grande maggioranza si è mostrata indignata: “Impossibile perdonare uno così!”, “Troppo comodo comportarsi da criminale e poi pentirsi in punto di morte per andare in Paradiso!”, “Non ha senso perdonare chiunque!”, "Ma prof! Come si fa a stare in paradiso con certa gente!?". E così via.

Ho ricordato loro alcune parabole, lette insieme l’anno scorso, per esempio quella in cui si narra del padrone di una vigna che dà a tutti gli operai lo stesso stipendio indipendentemente dalle ore lavorate: è sufficiente che abbiano accettato il suo invito ad andare al lavoro (Matteo 20,1-16).

Ma la misericordia di Dio è davvero difficile da comprendere. Probabilmente sta qui la sua onnipotenza, non tanto in poteri magici. Il Santo Mistero che Gesù rivela, di fronte alle lacrime di Rudolf Hoss si commuove e non può che perdonare.

Una ragazza (cristiana ortodossa) è sbottata esclamando: “Ma allora perché fin da piccole ci dicono di comportarci in un certo modo altrimenti Dio ci punisce e ci fa andare all’inferno!? E a cosa serve allora comportarsi bene? Tanto vale fare quello che ci pare, tanto poi andiamo in Paradiso lo stesso!”.

Forse davvero la fede cristiana si è concentrata troppo sulle regole di comportamento e troppo poco sulla misericordia divina. E troppo ha insistito su premi e punizioni quando, per convincere qualcuno a fare il bene “basterebbe” spiegare che il bene rende felici e il male rende infelici.

 

 

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