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Dopo. Le religioni e l'aldilà

Carla Mantelli

La morte è qualcosa che accomuna ogni essere vivente ma mentre in passato essa era fonte di domande e di paure, sembra che oggi essa sia contemporaneamente spettacolarizzata e rimossa. La scienza cerca in tutti i modi di allontanare il momento della morte e qualcuno sostiene che prima o poi essa sarà vinta: grazie alle scoperte della medicina e alla tecnologia potremo vivere eternamente giovani, senza morire mai. Se questo accadesse sarebbe forse la fine definitiva delle religioni

 

le quali sono nate proprio a partire dall’inevitabilità della morte e dalla necessità di interpretare questo fatto.  Brunetto Salvarani nel suo ultimo lavoro “Dopo. Le religioni e l’aldilà” (ed. Laterza) ci racconta come ogni religione ha interpretato la morte e ha impostato il proprio discorso sulle cose ultime (i novissimi).

A partire dalle religioni dell’antichità, passando per la tradizione ebraica, quella cristiana e per le religioni orientali, l’autore sintetizza le diverse posizioni della teologia cristiana contemporanea e anche le più recenti riflessioni filosofiche che prescindono da riferimenti religiosi.

Un testo molto ricco e complesso che, tra l’altro, fa percepire bene come nel cristianesimo la riflessione sull’aldilà sia in continua evoluzione e comprenda posizioni teologiche contrastanti. Perfino il Catechismo della Chiesa Cattolica invita dunque alla prudenza: è vero che i cristiani credono nella resurrezione della carne ed essa “significa che dopo, non ci sarà solo la vita dell’anima immortale ma che anche i nostri corpi mortali (Rom. 8,11) riprenderanno vita”, tuttavia aggiunge più avanti: “il modo con cui avviene la resurrezione supera la possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede”.

Ne sappiamo poco insomma dell’aldilà e forse è meglio parlarne poco. Ciò però non significa evitare di prendere sul serio la morte. Perché è la morte a dare senso alla vita, a renderci pienamente umani. Pensiamoci dunque alla morte, approfondiamo la consapevolezza del suo incombere: ciò darà alla vita il suo vero valore che in sostanza sta nell’amore. E’ solo una vita vissuta nell’amore che ci apre alla sua eternità: “...forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sua vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina!” (Cantico dei Cantici 8, 6).

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