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Incontro con l’Imam Ataul Wasih Tariq

“Dialogare dell’attacco di Parigi e la crisi mondiale - La via per pace”. Questo il titolo dell’iniziativa promossa dal Forum Interreligioso di Parma svoltasi la settimana scorsa presso i missionari Saveriani. Non si può dire che ci fosse un folto pubblico ma non è mancata una discreta rappresentanza di IdR desiderose di ascoltare Ataul Wasih Tariq, Imam della comunità musulmana Ahmadiyya. Questa “corrente” islamica è nata nel XIX secolo in India e intende testimoniare che il Corano è portatore di un messaggio di pace, di rispetto per ogni credo religioso e di dialogo.

L’Imam ha esordito citando papa Francesco che ha parlato di terza guerra mondiale a pezzi. E’ effettivamente così, ha confermato l’Imam, ed è importante fare ogni sforzo, per contrastare la guerra in atto e costruire la pace. Anche a piccoli passi “come quello che stiamo facendo stasera conoscendoci”. Dopo i fatti di Parigi i media continuano a collegare il terrorismo all’islam ma questo non aiuta la pace perché il 23% degli abitanti del globo è musulmano e non è utile bollarli in blocco come violenti.

L’Imam ci ha tenuto molto a precisare di non essere un esponente di un “Islam moderato” ma di essere semplicemente credente in ciò che insegna il Sacro Corano che per tutti i musulmani è la suprema autorità. Se alcuni infangano il nome dell’Islam legandolo a comportamenti violenti ciò non significa che l’Islam sia violento. La violenza nasce da un allontanamento dalla religione. L’Islam vieta ogni forma di terrorismo e insegna a controllare la rabbia e le passioni. In nessuna parte del Sacro Corano si dice che bisogna punire chi offende il profeta Muhammad. Nel Corano sta scritto che chi è sincero cercatore di Dio è sempre fautore di pace.

L’Imam ha poi proposto alcuni percorsi di pace:

  1. Bisogna rispettare tutti i Profeti. Non c’è differenza tra i messaggeri di Dio e quindi non ci può essere alcun rancore verso i cristiani, gli ebrei, i buddhisti, gli indù… Il credente musulmano considera non solo Muhammad ma anche Abramo, Mosè, Gesù, Krishna, Buddha… suoi profeti.  Dio ha infatti mandato a ogni nazione un messaggero: non c’è comunità in cui non sia venuto un ammonitore.
  2. Non bisogna ferire i sentimenti religiosi degli altri nella consapevolezza che ognuno considera la propria religione la migliore.
  3. Tutti i luoghi santi delle varie religioni non solo vanno rispettati ma anche protetti da tutti. Per dimostrare la concretezza di questa indicazione l’Imam ha ricordato di avere offerto i servigi della sua comunità per proteggere la Sinagoga di Roma e anche l’esposizione della Sindone a Torino.
  4. Il dialogo interreligioso può essere promosso da tutti.
  5. Tutte le religioni devono collaborare per realizzare buoni progetti a servizio dell’umanità. “Amatevi l’un l’altro in carità e pietà” recita il Sacro Corano.

Come aveva sottolineato il Presidente del Forum Interreligioso Luciano Mazzoni che moderava l’incontro, dobbiamo diventare consapevoli che l’Islam, come ogni altra religione, è una realtà plurale nella quale convivono sensibilità diverse. E’ sorta dunque una domanda dal pubblico: “Vi sono luoghi in cui le diverse anime dell’Islam si ritrovano e si confrontano?”. Noi siamo disponibili a questo confronto, ha risposto l’Imam, ma non possiamo costringere nessuno. Risposta che fa intuire come il dialogo interno all’Islam non sia affatto facile. D’altra parte a suo parere le differenze di interpretazione del Corano non toccano la sostanza e sono una ricchezza. In esse si riconoscono la stragrande maggioranza dei musulmani. Solo una piccola minoranza abbraccia la violenza ma non in virtù di una cattiva interpretazione del Sacro Corano bensì in virtù di una cattiva intenzione. Di più. Molto spesso i sedicenti musulmani che sono violenti non conoscono affatto il Corano! C’è da dire infatti che secondo l’Imam molti musulmani non sono veramente interessati a una seria formazione religiosa e si accontentano di conoscere i principi religiosi dai giornali invece che dai testi sacri. “Noi -  ha proseguito  - siamo molto impegnati nell’educazione dei bambini perché solo così si potrà conoscere seriamente l’Islam come religione di pace. Ci interessa anche il dialogo interreligioso ma al di là dei confronti verbali o delle lezioni scolastiche quello che conta veramente è realizzare tutti insieme  - qualunque sia la rispettiva religione – buoni progetti a servizio della comunità e trovare momenti di fratellanza e condivisione…fosse anche solo una partita di calcio interreligiosa!”

Non so come sia vista la comunità Ahmadiyya dal resto della Umma ma di certo so che sostenere, incoraggiare, aiutare la visibilità di ogni musulmano che cerca la pace non può che fare bene alla pace.

Carla Mantelli

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