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Paola Ferrari

Anche per me la prima settimana è passata nello stordimento, nell'inconsapevolezza. Ho però una figlia medico che lavorava al punto bianco (ora lo hanno chiuso e ha cambiato mansione) ed ero molto preoccupata per lei,  per ciò che mi raccontava e per le previsioni che mi prospettava. Mia figlia in prima linea visitava pazienti senza nessuna protezione, in collegamento con i suoi amici medici, ancor più esposti , perché in terapia intensiva, mi faceva percepire tutta la difficoltà nel poter curare tutti. Con questo stato d'animo, desideravo stare vicina ai miei studenti e colleghi pur sentendomi impreparata e molto fragile.

 

Tante volte mio padre, che aveva vissuto la guerra, mi parlava di condizioni psicologiche analoghe e ora le sto sperimentando anch'io. Cosa fare? Cos'è più importante?

Da subito ho avuto contatti con frequenza settimanale con le mie colleghe di religione, per provare a confrontarci sul da fare. Le mie colleghe sono più giovani ed esperte tecnologicamente, perciò mi hanno dato dritte in proposito e sono anche più prudenti, e mi hanno fatto riflettere sul mio istinto di buttarmi verso tutti per aiutarli, senza tener conto del paracadute.

Ho deciso di attivare classroom e di assegnare testi, letture, seguite da qualche domanda che potessero aiutare a dare un senso a ciò che stiamo vivendo. Ho inviato ad esempio il bellissimo intervento della senatrice Segre al parlamento europeo, perché è un esempio concreto di lucidità e coraggio, oppure alcuni brani di D'Avenia, Poi ho provato anche qualche video lezione con meet.

 Mi è arrivata un'ondata di risposte a tutte le ore del giorno e della notte. I nostri ragazzi hanno molto bisogno di parlare di ciò che stanno vivendo e di trovare un senso in questo inaspettata e incomprensibile situazione. Ho risposto cercando d'incoraggiare e sostenere. Ancora una volta mi sono resa conto di quanto sia bello e importante insegnare una disciplina come la nostra e di come sia fondamentale essere con loro grazie agli strumenti che forse non avevamo abbastanza considerato e utilizzato. Ci siamo sentiti spesso anche con i colleghi e ho sollecitato incontri informali, dove non si tenevano, per parlare del da farsi e soprattutto di come esserci. In questo momento, mi sembra di capire, si dà il meglio o il peggio di sé. Alcuni colleghi, senza volere, hanno scaricato addosso ai ragazzi tutta la loro paura e angoscia mandando una marea di compiti e invitando a video lezioni ad oltranza. Con tutto l'autocontrollo possibile, e per me che sono passionale con tanta fatica, ho cercato di far notare le difficoltà dei ragazzi e sono stata ascoltata. Sono molto contenta che in questo momento si sia deciso di tener conto nella valutazione dell'impegno, della partecipazione, del loro esserci più che del profitto. Era ora! Quante volte noi di religione lo abbiamo detto?

Le mie giornate sono, come penso le vostre, molto intense, sia perché lavoro almeno il doppio rispetto a prima, sia per la tensione e il dolore degli amici o conoscenti che vengono ricoverati o che ci lasciano.

Mi sento piccola, piccola e impaurita, vorrei salvare tutti e mio marito e uno dei miei figli mi hanno ricordato che non si può salvare il mondo se non partendo da noi. Per questo mi affido più spesso che posso durante la giornata al Suo Amore e alla sua tenerezza infinita. Cerco di guardare alla luce, alla fine del tunnel e mi concentro per vivere e per trasformare le situazioni di buio con fiducia e speranza in opportunità.

Grazie della possibilità di confronto.

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