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Il senso di questo tempo

Lucia Consigli

Carissimi colleghi, all'inizio della sospensione dell'attività scolastica la percezione che ho avuto era di effettiva sospensione, attesa... Un silenzio improvviso era calato sulla scuola!!!! e non c'era lettura, indicazione, orientamento del pensiero se non il semplice "attività sospesa". Impreparati, sguarniti ad affrontare "il nuovo cattivo" che era entrato in scena prepotentemente e violentemente nelle nostre vite come un ospite non invitato, arrogante e distruttivo!!! Il mio stato d'animo era...attonito...poi via via il contatto coi colleghi,

 

poi i presidi (incredibile...non doveva essere il contrario???) e via allo spazio per l'organizzazione!!! Sì, perché innanzitutto il problema era organizzativo!!! Incredibile, lo ripeto, incredibile! Ma mi chiedo, il primo imperativo dell'uomo, il primo atteggiamento a fronte della novità imposta, non è forse quella dell'ascolto ???? ascolto attento per cercare di carpire, anche minimamente, i segnali indicatori, rivelatori di un senso??? Non abbiamo forse bisogno innanzitutto di spiegare a noi stessi e poi ai nostri studenti, condividendo, il senso di ciò che sta accadendo? Certo, è difficile! la lettura imperfetta...ma almeno un tentativo!!! Siamo un'istituzione culturale, educativa e didattica!!!!! Come si fa ad orientare nel nuovo contesto, se non sappiamo neppure dove vogliamo andare ???? o dove dovremo andare.... travolti da un'onda a stento governabile? Vorrei sentire questo dalla mia scuola, parole rielaborate che rivelano il senso profondo di una cultura che innanzitutto è vita, vita vera, reale, incarnata, vissuta, amata e sofferta. Quanti di noi sono a conoscenza di ciò che stanno vivendo i ragazzi e le loro famiglie? che ne sappiamo se ci sono stati dei lutti, se c'è disagio ... anche a livello digitale...Il programma, gli esercizi... La nostra visione antropologica mette al centro la persona e quindi il processo di apprendimento, non il programma; le conoscenze dentro ad un processo di apprendimento, dove entrano in gioco le componenti vitali delle persone coinvolte nella relazione educativa e didattica. Se vogliamo portare un ragazzo al successo formativo serve perciò il dialogo, sempre il dialogo fondato su un rapporto di reciprocità non di disparità. Il dialogo porta alla conoscenza, alla comprensione reciproca e crea le condizioni per scoprire insieme e rimuovere quegli ostacoli che impediscono al ragazzo di progredire e nello stesso tempo rivela e valorizza i punti di forza così necessari per l'autostima e il coraggio. Concludo dicendo che ognuno di noi saprà valutare il meglio possibile per continuare il rapporto coi propri studenti, ma prima di tutto è necessario, dal mio punto di vista, aiutarci insieme a cogliere il senso di quello che stiamo vivendo, illuminati da un atteggiamento di speranza.

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Commenti

  • Ospite

    Reagisco al post dell’amica Lucia Consigli ringraziandola per gli stimoli che ci offre. Mi pare che dal suo scritto emerga un giudizio negativo sul modo in cui le scuole si sono mosse in queste settimane, preoccupate soprattutto di organizzare l’attività didattica a distanza. Lucia invece ritiene, se ho ben capito, che la preoccupazione principale dovrebbe essere quella di interrogarci sul senso del tempo inedito che stiamo vivendo.
    Concordo con lei che dobbiamo aiutare le nostre studentesse e i nostri studenti a dare un senso a questo tempo ma non vedo contraddizione tra questa esigenza e le preoccupazioni organizzative e didattiche della scuola.
    Il compito di noi insegnanti è educare attraverso il sapere. Che non significa “imbottire di conoscenze” ma favorire la crescita, la cittadinanza responsabile e solidale, la capacità di dare un senso alla propria vita, attraverso il sapere.
    Allora il nostro dovere è duplice. Prima di tutto dobbiamo fare in modo che la scuola continui. In altri modi, ma continui. A tutti i costi. Perché la scuola con le sue lezioni e interrogazioni e discussioni e fatiche... in italiano, matematica, filosofia, religione... è un luogo insostituibile di ricerca di senso e di crescita. Per questo gli sforzi organizzativi sono stati e sono necessari e preziosi.
    Nello stesso tempo, dobbiamo essere consapevoli che insegnare italiano, matematica o religione in questo tempo richiede un supplemento di professionalità perché ci ricorda il nostro dovere di EDUCARE attraverso il sapere. Questo implica che la nostra attenzione va alle persone che abbiamo davanti. E quindi le nostre materie devono essere sempre di più lo strumento attraverso il quale noi aiutiamo studentesse e studenti a esprimere le domande, fare emergere le paure, osare progetti sentendosi insieme alla comunità scolastica nel cammino.
    Credo infine che, a partire dal dirigente regionale che ha scritto una bellissima lettera agli studenti, fino ai singoli dirigenti scolastici (il mio è tra quelli) ci sia stata attenzione allo stato d’animo e al disorientamento sia degli studenti che di noi insegnanti. Nella mia scuola le notizie su malattie di ragazze e dei loro familiari, purtroppo anche sulla morte di alcuni genitori, sono state diffuse immediatamente e abbiamo trovato sempre il modo di far giungere la nostra parola di affetto e vicinanza. Penso che anche nelle altre scuole ci si stia comportando allo stesso modo.
    Insomma, a me pare che in questo difficilissimo momento la scuola stia reagendo meglio di quanto non sembri a Lucia.
    Carla Mantelli

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