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La promessa che Dio ci ha fatto

Carla Mantelli

Madeline era una mia allieva. Ha sostenuto l’esame di Stato l’anno scorso e si era iscritta all’Università. Un’entusiasta della vita. Con molti progetti e molte speranze. Piangendo la sua morte improvvisa in un incidente stradale, nella mia memoria sono emerse le parole e la musica di “Canzone per un’amica” di Francesco Guccini: “Lunga e diritta correva la strada, l'auto veloce correva (...)/ Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava,non lo sapevi che c'era la morte quel giorno che ti aspettava (...)

 

Non lo sapevi che c'era la morte, quando si è giovani è strano
Poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano (...)

Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire,
Spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire (...)”.

Già, anch’io vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire, studiare, progettare, impegnarsi... Quanti discorsi sul futuro quando si è giovani! Poi, a volte, il futuro scompare. In un attimo la vita sulla terra si conclude senza che i sogni e le speranze si siano avverate, senza che nemmeno si sia potuto iniziare a realizzarle.

Dovremmo forse aiutarci di più a essere consapevoli che la vita è sempre indissolubilmente legata alla morte, che la vita è qualcosa di estremamente fragile, spesso incapace di sostenere tutto il peso dei nostri desideri. In un certo senso dovremmo essere meno attaccati alla vita, più pronti ad accettare di perderla perché sappiamo che la vita sulla terra è ben poca cosa rispetto alla Vita Eterna.  La cosa più difficile è accettare che la perdano le persone che amiamo, specialmente se sono i nostri figli, coloro noi ci siamo assunti la responsabilità di chiamare alla vita perché ne godano fino in fondo. Una giovane che muore non è solo un dolore. E’ una terribile ingiustizia. Eppure lo sappiamo che la vita di ciascuno di noi è appesa a un filo sottile che si può spezzare in qualunque momento e per qualunque sciocchezza. Ed è logico che piangiamo e ci poniamo mille domande e magari ce la prendiamo con Dio quando muore qualcuno che amiamo o conosciamo bene. Eppure da che mondo è mondo, continuamente ci sono morti ingiuste. Ogni giorno. Probabilmente ogni minuto.

Anche quest’anno nelle mie classi terze ho dedicato qualche ora al Buddhismo che richiama spesso l’importanza del “non afferrare” o “lasciare andare”. Tutto si muove, si evolve, cambia. Inutile pensare di potere trattenere qualcosa: se ci proviamo costruiamo la nostra infelicità. È un aiuto spirituale questo, di fronte alle morti ingiuste? Forse. Ma l’aiuto più grande è pensare che la vita continua perché questo terreno è solo un brevissimo inizio dopo il quale ci aspetta l’inedito che non possiamo nemmeno immaginare. Ma deve essere grandioso se Dio lo ha voluto per noi.

N.B. Nella foto Madeline Mora Ramirez, residente a Pilastro, morta pochi giorni fa in un incidente stradale sull’A1, vicino a Lodi.

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