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I "fatti di Parigi" in classe

In questi giorni nelle nostre classi molti ragazzi e ragazze ci hanno chiesto di parlare dei fatti di Parigi. Per l’ennesima volta ci simo trovati a commentare una tragedia causata dalla violenza terroristica. Nelle mie classi ho riscontrato sfoghi emotivi e spinte vendicative ma anche sinceri tentativi di usare la ragione per cercare di comprendere le radici della violenza e le strade più efficaci da percorrere per ridurla.

La strategia che ho seguito per gestire queste ore ha avuto come punto cardine l’ascolto. Credo che in queste situazioni conti molto lasciar parlare, creare le condizioni di un confronto rispettoso tra le varie opinioni, permettere alle emozioni (tanta paura, tanta rabbia…) di farsi parola e ragionamento. Poi però mi sono inserita anch’io nella discussione e ho detto sostanzialmente tre cose:

  1. Tutti vogliamo neutralizzare il terrorismo perché amiamo la pace e la libertà. Si tratta di individuare i mezzi più efficaci. Da questo punto di vista si deve osservare che le risposte belliche agli attentati terroristici, dall’11 settembre in poi, si sono moltiplicate ma non hanno sortito l’effetto desiderato. La violenza e l’insicurezza sono aumentate.
  2. Non solo motivazioni etiche dunque, ma anche pragmatiche, ci devono indurre a investire su mezzi nonviolenti tra i quali la politica è lo strumento fondamentale. E’ la politica il mezzo essenziale per comporre in modo nonviolento i conflitti. Gettare discredito sulla politica è diventato una specie di sport nazionale ma così facendo ci assumiamo una responsabilità gravissima. Non dobbiamo disprezzare la politica e chi vi si dedica ma dobbiamo prendercene cura!
  3. Vietato citare testi sacri, Bibbia e Corano in primis, per dimostrare ipotetiche radici religiose della violenza.  I testi sacri li può citare solo chi li conosce bene e di solito i nostri alunni e le nostre alunne, chi scrive sui social network e anche sui giornali…non li conosce affatto. Anch’io cerco di essere oltremodo prudente perché, se della Bibbia ho una certa conoscenza, non posso dire altrettanto del Corano.

In certe classi, come ho fatto l’anno scorso dopo la strage di Charlie Hebdo, distribuirò alcuni articoli di giornale da analizzare in piccoli gruppi e poi raccontare al resto della classe. Tra questi vi segnalo l’intervento di Luigino Bruni su Avvenire di martedì 17 novembre "Basta armare la guerra"  e il breve ma efficace comunicato di Pax Christi

Carla Mantelli

 

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