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7 settembre. Ricominciamo

Luca Campana

Non si può certo dire che il titolo scelto per il primo Collegio degli insegnanti di religione di Parma dopo la pausa estiva – “Chi dite che io sia?”. Percorsi di Cristologia per un’ermeneutica della cultura all’interno delle finalità della scuola – fosse dei più agevoli, eppure il relatore scelto per l’occasione, don Giovanni Costantino, docente Issre di Cristologia e IdR in un liceo artistico di Piacenza, è riuscito nell’impresa di renderlo accessibile ai più. E proprio dall’esame – parola per parola – di quel titolo - “solo all’apparenza roboante” –

 

è partito don Costantino ringraziando chi glielo avevo proposto – il responsabile dell’Ufficio scuola della diocesi di Parma, Vinicio Zanoletti – poiché gli aveva offerto “un orizzonte profondo a serio entro cui muoversi, che costringe ad essere egualmente profondi e seri nella scelta delle parole da utilizzare proprio come si farebbe a scuola.

 “E’ fondamentale infatti mettere a fuoco, partendo da noi stessi – ha proseguito – quelle cose che per noi sono importanti, facendo grande attenzione proprio alle parole che utilizziamo”.

E chi conosce il docente di Cristologia sa bene quanto le parole siano importanti per lui. L’approccio semantico costituisce una chiave di accesso: una chiave ermeneutica appunto. E così eccolo accennare alla profonda differenza di significato, in lingua inglese, dei termini, solo apparentemente simili, history/story – la storia e la vicenda personale – e hause/home – la casa edificio e la propria dimora – così come analizzare biografia – la vita che ci segna: ma anche noi che ci lasciamo leggere attraverso i segni che mostriamo agli altri – tenendo come orizzonte la cristologia intesa come “fenomenologia dell’incontro” poiché se nella vita gli incontri sono fondamentali, quello con Gesù è l’incontro in assoluto, con qualcuno che si dimostra essere il Signore – Mio Signore, mio Dio – in grado di generare il circolo – a suo modo ermeneutico – incontro-relazione-conoscenza-riconoscenza. Nella vita come a scuola. E la conclusione è proprio dedicata al mondo della scuola e ai giovani. “I giovani sono spesso ‘provocanti’ con gli insegnanti ma bisogna ricordare che chi ti pro-voca cerca la tua voce”. D’altra parte Gesù ci invita a stare davanti all’altro chiunque esso sia come fa lui con l’adultera alla quale apre la via invece di chiudergliela. Per questo di fronte ai nostri ragazzi è giusto proporsi in modo umile ed appassionato, come qualcuno che non si infastidisce ma che sa ascoltare e capire.

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