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Pensieri sparsi di fine anno

Carla Mantelli

Oggi mi sono chiesta: “Com’è andata quest’anno?” E mi sono risposta “Abbastanza bene, dai”. In fondo il nostro mestiere è uno dei più belli del mondo: facciamo più o meno quello che vogliamo avendo un’amplissima libertà di scelta su temi da affrontare in classe e sui metodi da sperimentare. Abbiamo una metà del lavoro con orari rigidi e l’altra metà che possiamo gestire con elasticità. Siamo sempre a contatto con il mondo giovanile, ragazze e ragazzi spesso sconosciuti o incomprensibili agli occhi degli altri adulti. Di frequente sento colleghe e colleghi che sono stanchi di fare l’insegnante. I problemi non mancano di certo (e noi IdR ne sappiamo qualcosa) ma io cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno e sono contenta di fare la mia parte per contribuire alla formazione delle giovani generazioni.

 

In queste ultime ora di lezione prima della pausa estiva chiedo sempre alle mie classi di fare un bilancio del lavoro svolto. Chiedo se hanno imparato qualcosa di nuovo, se i temi affrontati sono stati interessanti, se il metodo utilizzato è stato adeguato e quali suggerimenti mi darebbero per l’anno venturo: integrazioni, modifiche, cancellazioni...

Anche quest’anno i giudizi sono stati piuttosto positivi su diversi punti: tutti hanno imparato qualcosa di nuovo e molti hanno fatto esempi concreti per dimostrarlo. I temi generalmente hanno riscosso interesse e anche il metodo utilizzato è stato apprezzato. I suggerimenti ruotano attorno ad alcuni nodi che tornano un po’ in tutte le classi: sono piaciuti molto i momenti di dibattito (in primis quelli organizzati “a squadre”), le attività di drammatizzazione a cui qualche gruppo è stato chiamato, il circle time, la rielaborazione in chiave moderna di qualche testo biblico. E quindi vorrebbero aumentare i momenti come questi. Insomma, come è normale che sia, il desiderio è quello di sentirsi coinvolti e protagonisti, capaci di "costruire" sapere e non solo “riceverlo”.

Certo non tutto si può ridurre a quei momenti perché anche le lezioni frontali, la lettura e l’analisi dei testi, il ricorso alle fonti...sono necessari e non sempre si prestano a circle time o dibattiti a squadre. Ma l’esigenza di sentirsi attivi va presa molto sul serio ed è importante trovare il giusto equilibrio.

Aiuterebbe anche molto potere facilmente organizzare lo spazio in base alle esigenze didattiche ma purtroppo le nostre aule sono spesso troppo piccole e affollate per consentire certe libertà. Eppure disporsi in cerchio o a gruppi o con la cattedra di fronte ai banchi parla di modelli didattici completamente diversi: ognuno dovrebbe avere l’organizzazione dello spazio più adatta. In alcune scuole (anche nella mia) sono in corso sperimentazioni su questo aspetto e credo stiano dando buoni risultati. Certo, l’ideale per me sarebbe avere un’aula dedicata all’IRC in cui ruotano i diversi gruppi classe. In quell’aula si potrebbe conservare tutto il materiale della disciplina, disporre i banchi secondo le diverse esigenze, mantenere l’ordine e la pulizia (così rare nelle normali aule scolastiche!).

Ma qui entriamo nel campo della fantadidattica e quindi è meglio fermarsi. Buon fine anno e ci risentiamo a settembre!

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