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In margine alle elezioni europee

Carla Mantelli

Io penso che l’Unione Europea sia stata una bellissima invenzione e dobbiamo essere grati ai politici che l’hanno pensata e attuata. La politica è una cosa bella. Chi si impegna in politica fa una cosa bella e preziosa: si impegna per il bene comune, quel bene che ci rende più umani e anche più felici. Ovvio che esiste anche chi “fa politica” (in realtà fa qualcosa d’altro) per fini molto meno nobili ma ciò non toglie nobiltà a chi la fa nel modo giusto. Con le elezioni del 26 maggio l’Europa ha resistito a un attacco senza precedenti: il miope egocentrismo di alcune spinte nazionaliste ha cercato di picconare il sogno di unità nato dopo la tragedia delle guerre mondiali

 

ma la grande maggioranza del Parlamento Europeo è ancora decisamente europeista.

Noi cattolici conosciamo le radici cristiane dell’Europa e credo dobbiamo andare fieri di una unità sempre più stretta dei popoli che la compongono. E sono convinta che possiamo dare un contributo specifico per raggiungere l’obbiettivo.

Innanzitutto posiamo lavorare nel campo ecumenico: il dialogo, l’amicizia, la stima reciproca tra cristiani di varie confessioni può aiutare molto l’unità europea. Francesco ha dato più volte l’esempio in questo senso, a partire dal suo viaggio a Lund (2016) e dalla dichiarazione congiunta che ha firmato con la Chiesa luterana nella quale tra l’altro si afferma: “Chiediamo a Dio ispirazione, incoraggiamento e forza affinché possiamo andare avanti insieme nel servizio, difendendo la dignità e i diritti umani, specialmente dei poveri, lavorando per la giustizia e rigettando ogni forma di violenza”. 

In secondo luogo possiamo valorizzare il nostro essere cattolici, cioè “universali”: la nostra fede cristiana ci spinge a sentirci cittadini del mondo, ad aprire i nostri cuori, le nostre case, i nostri orizzonti a chiunque cerchi amicizia e aiuto. Amiamo certo la nostra patria e la terra in cui siamo nati ma conosciamo anche il concetto di “universale destinazione del beni”, sappiamo che nulla ci appartiene in modo esclusivo perché tutto ci è stato donato. Nulla possiamo rubare agli altri, nulla possiamo trattenere solo per noi. Uno degli aspetti dell’universalità che ci contraddistingue è il nostro desiderio di condividere.

L’Unione Europea o, se vogliamo osare, gli Stati Uniti d’Europa, hanno bisogno di questa nostra spiritualità perché nessuna comunità può costruirsi solo con le regole scritte nei trattati o con le istituzioni che le fanno. Ci vuole un’anima di fratellanza/sorellanza. E quest’anima è anche compito nostro infonderla.

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