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Saggezza, compassione e... rabbia

Paola Ferrari

Sabato 16 marzo il monaco (buddhista tibetano) Ghesce Tenzin Tenphel , presso la scuola Frà Salimbene ci ha parlato di “Saggezza e compassione: conoscere il buddhismo”. La sua presenza affabile e rilassata ma nello stesso tempo profonda e incisiva, ci ha permesso di vedere nella sua persona gli effetti di ciò di cui parlava. La sua voce bassa, la sua risata solare emanavano serenità. Il monaco ha sostenuto che tutti possediamo la compassione ma la viviamo con intensità diverse. Senza Compassione nessuno potrebbe esistere: ogni individuo e in particolare, ogni bambino e ogni anziano non potrebbero vivere senza gentilezza e cure.

 

Purtroppo nell’età di mezzo siamo troppo impegnati a coltivare fama e potere per preoccuparci di come potenziarla ed è per questo motivo che ci rattristiamo. Come coltivare la Compassione?

 

Meno è presente la compassione in noi, meno troviamo la felicità. Perciò una volta che ci rendiamo conto del fatto che le nostre relazioni non funzionano dobbiamo utilizzare la Saggezza per recuperare la Compassione e possiamo chiederci perché sperimentiamo la disarmonia e l’impazienza (nella coppia, in famiglia,nella società). Per coltivare la Compassione bisogna diminuire la rabbia e fare aumentare la pazienza. Troppo spesso ci arrabbiamo senza motivo e lasciando che ciò accada, coltiviamo in noi la rabbia, che ci toglie la serenità e quindi la felicità. Una volta che ci siamo arrabbiati, finita l’arrabbiatura, possiamo imparare a riflettere sugli effetti del nostro comportamento chiedendoci per esempio: perché ho sbagliato, perchè ho incrinato le mie relazioni, i rapporti con le persone alle quali tengo? (noi lo chiamiamo esame di coscienza). Quando una persona si arrabbia é felice?

E' risaputo non solo dalle religioni ma anche dalla medicina che arrabbiarsi fa male.

Non é possibile eliminare di colpo la rabbia, neppure con le benedizioni (chiedendo miracoli) ma é importante continuare ad allenare la pazienza. La Saggezza inoltre ci insegna che non basta chiedersi di non essere arrabbiati esteriormente ma, coltivare interiormente la rabbia, non serve, è meglio arrabbiarsi, lasciar scoppiare la rabbia e poi ragionarci, piuttosto che non essere sinceri con se stessi. (trasparenza, sincerità)

La rabbia nasce dalla nostra inconsapevolezza dal lasciare che ci prenda, dal non essere attenti alla nostra mente.

Interessante a questo punto è stata la riflessione che come orientale ha fatto sulla meditazione, affermando che meditare (come spesso si sente dire nelle scuole di meditazione occidentali di joga per esempio) non significa non pensare, svuotare la mente ma, migliorare i propri pensieri. ‘E importante l’oggetto della meditazione altrimenti diminuisce la nostra Consapevolezza e la nostra intelligenza.(intus legere guardare dentro e soprattutto dentro di noi)

Per far passare la rabbia che  fa aumentare la sofferenza (l’insoddisfazione) è necessario usare l’intelligenza, la saggezza (il percorso analitico!) comprendere con la razionalità i sentimenti negativi che ci disturbano per governarli).

Nell’irrascibilità non c’è Compassione. Un altro pericolo che si corre, nel cercare di uscire dalla rabbia, è quello dell’attaccamento. Per esempio quando un figlio sbaglia deve prevalere l’amore; se si perde la Pazienza prevale l’attaccamento ed è venuta meno la Saggezza. Nel processo di formazione verso la Compassione è necessaria anche la Purificazione della propria capacità di amare (cosa posso fare? Sto facendo la cosa giusta?) e sempre nell’esempio del figlio che sbaglia, è necessario accettare la situazione (senso della realtà).

Abbiamo tutti un ruolo fondamentale per la costruzione della Pace ed è importante trasmettere valori come la Corresponsabilità (solidarietà), ai figli, ai nostri studenti, con il comportamento compassionevole. Oggi si coltiva la competizione, l’agonismo, il rendimento. Come mai questi valori negativi prevalgono? (Anch’io me lo chiedo spesso: cosa possiamo fare?). Il monaco ha fatto esempi semplici ma molto chiari, se per esempio i genitori chiedono quando i figli tornano da scuola: "com’è andata? Che voto hai preso?", stanno coltivando la competizione. Perchè non proviamo a chiedere ai bambini o ai ragazzi: "hai sorriso? hai reso felice qualcuno?" Ne gioverebbe molto anche il profitto, mettendo al primo posto il bene delle relazioni.

Oggi purtroppo si coltiva un io smisurato e se i giovani crescendo penseranno solo a se stessi, non ci sarà Armonia, perchè verrà a mancare l’Interdipendenza e il senso dell'altro. Ha inoltre parlato di Gratuità senza chiamarla per nome ma facendo esempi concreti, così come ha fatto riferimento all’importanza della considerazione dell’Interdipendenza e del Dono, in quanto tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere ci viene procurato, donato dagli altri per esempio: cibo, vestiti. E ha considerato questi i sentimenti i valori da coltivare. Dopo queste interessanti argomentazioni, circa alle 11.40 il monaco ha aperto il dibattito per offrire la possibilità d’intervenire. Non lo ha chiesto, come si fa normalmente nei nostri incontri, quando giungono gli ultimi cinque minuti del tempo previsto e  si concede la possibilità di fare domande, sperando che nessuno intervenga. Cosa mi ha colpito degli interventi? Sembrava che tutti si sentissero in dovere di difendere la propria rabbia. Ne menziono solo alcune : ci sono situazioni, date le quali (per esempio quando vengono compiute ingiustizie o violenza) è possibile arrabbiarsi?

La rabbia fa parte delle emozioni primarie quindi sarebbe innata (mai letto che le emozioni siano innate, sono sempre una risposta a uno stimolo o a una situazione). Sino a che punto è giusto provare compassione senza esagerare? E così di seguito…

Quanta rabbia abbiamo dentro, quanta ne abbiamo coltivata! Tanta da non riuscire a staccarci. Nessun intervento nell'ottica della Pace, della Compassione. Pensare che viviamo in occidente e quasi tutti ci diciamo cristiani. Gesù è stato un grande maestro di Compassione. Nessuno ha chiesto al monaco tibetano se il principio di porgere l'altra guancia o il considerare tutti come fratelli può essere considerato un buon metodo per coltivare la Compassione. Più importante coltivare, difendere la rabbia. Non bastano i nostri corpi rigidi, la nostra voce contratta a raccontare i sentimenti di paura e di rabbia, la vogliamo coltivare anche col pensiero.

Quanta compassione avrà mosso il monaco per rimanere calmo a continuare ad interagire con noi. Per un attimo ho pensato anche che, se per caso fosse passato di lì un maestro come Il Nazareno, il monaco si sarebbe inchinato a lui, gli avrebbe sorriso e avrebbe iniziato a seguirlo, mentre noi, cosiddetti cristiani,  avremmo cercato di convincerlo che forse non era il caso di parlare tanto di Amore e di Pace, perché in questo tempo, in questa situazione un po’ di rabbia, tutto sommato ci vuole!

Questo il video dell'incontro  https://youtu.be/xTP8O6nM5Y8 

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