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La Chiesa e la “questione maschile”

Carla Mantelli

Una gigantesca “questione maschile”. Questo è ciò che emerge dal summit sui ministri ordinati pedofili che si è chiuso domenica scorsa in Vaticano. Francesco lo ha detto: gli abusi sui minori, così come le violenze sulle religiose, da parte di membri del clero sono riconducibili a una questione di potere. Parliamo del potere del dominio, quello che gli uomini di chiesa si sono costruiti e hanno difeso ignorando totalmente lo spirito e la lettera del vangelo.  Il potere di chi si sente intoccabile perché la propria autorità viene fatta risalire a Dio stesso e quindi è indiscutibile. Il potere sulle donne, il potere sui fedeli laici, il potere sui bambini e le bambine. Addirittura il potere sulla Verità.

 

Verrà prima o poi il tempo in cui gli uomini di chiesa si renderanno conto di dovere spezzare la catena che lega il modo di pensarsi maschi con il potere del dominio e con l’aura di divinità che lo ricopre?

Il summit in Vaticano è una buona notizia, ma quanta lentezza! Se vogliamo davvero prevenire le mostruosità di cui i vescovi si trovano costretti a discutere, credo sia necessario andare in una triplice direzione:

  1. aprire una riflessione su quello che nei fatti è stato considerato per secoli il “genio maschile”. L’ambiguo concetto di “genio femminile” è stato più volte analizzato, sostenuto o criticato. Il concetto di “genio maschile” invece è sempre rimasto implicito e quindi più difficile da criticare. Eppure va esplicitato e criticato perché se nella chiesa non si mette in discussione un certo modo di pensare il maschile, si faranno pochi passi avanti anche in tema di pedofilia
  2. riconoscere finalmente che l’esclusione delle donne dall’esercizio dell’autorità nella chiesa è una malattia da curare. Pensare che tale esclusione possa corrispondere a un “disegno divino” non è più tollerabile
  3. riconoscere che il modo in cui è stata esercitata l’autorità nella chiesa è un’altra malattia da curare. Il problema infatti non è solo condividere l’autorità tra donne e uomini nella chiesa ma anche e soprattutto mutare radicalmente il modo in cui la si esercita.

Ricominciamo a sottometterci tutti quanti all’autorità di Cristo e alla sua Parola. Nessuno (tanto meno un ristretto gruppo di soli uomini celibi!) abbia la pretesa di chiudere in dottrine e formule umane la Parola di Dio. Tutti riconosciamo che l’unica norma indiscutibile è la carità!

Il coraggio con il quale Francesco ha scoperchiato il dramma della pedofilia e degli abusi del clero sulle religiose chiama altro coraggio, invita a una riforma della Chiesa in cui l'unico potere sia quello dell’amore e l'unica autorità quella del servizio.

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