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Come parliamo della politica?

Carla Mantelli

La politica gode da tempo di pessima reputazione. E’ un fatto gravissimo a cui chi educa per mestiere come noi IdR dovrebbe opporsi con tutte le forze. La politica è un’altissima forma di carità, è uno dei modi più impegnativi e potenti per servire la comunità ed in particolare le persone che in essa si trovano in condizioni di debolezza e povertà. Perché allora sentiamo così spesso parlare male della politica e delle persone che vi sono impegnate “in prima linea”? Certamente c’è una responsabilità di alcune di queste quando hanno messo in atto comportamenti disonesti o esclusivamente volti a conquistare un potere personale fine a se stesso. Ma non è tutto qui.

 

Si parla male della politica perché molti danno per scontata la democrazia e la considerano qualcosa che esisterebbe comunque anche senza la classe politica, anche senza i parlamenti, anche senza i partiti. Non ci si pone nemmeno il problema della democrazia in realtà. E’ la libertà che si dà per scontata. E le regole e le istituzioni democratiche rischiano di essere considerate palle al piede o una specie di supermarket nel quale servirsi per le proprie esigenze personali.

Ma senza le persone che si dedicano alla politica, senza i parlamenti, i partiti, le campagne elettorali...non sarà possibile salvare la nostra fragile libertà. E allora proviamo a cambiare registro e a parlare bene della politica! Ma non in teoria, anche in pratica. Per esperienza mi sento di affermare che in politica la maggior parte delle persone si impegnano sinceramente per il bene comune. La disonestà e la corruzione esistono come esistono in altri campi, ma intaccano solo una piccola parte. Naturalmente chi fa politica ha dei limiti e sbaglia, oppure non ha abbastanza consenso o fortuna per raggiungere gli obbiettivi. Ma allora dobbiamo tutti darci da fare per correggere gli errori e aumentare il consenso attorno ai programmi che riteniamo giusti. Non possiamo limitarci a denigrare, accusare, distruggere. Non possiamo accontentarci di “mandare a casa” chi non ha soddisfatto le nostre aspettative alimentando continuamente la sfiducia e il risentimento.

In questi giorni ho letto con grande dispiacere un intervento di Paolo Naso e Brunetto Salvarani sulla rivista Confronti. Leggendo in termini totalmente negativi l’attuale momento politico, gli autori gettano discredito su tutti gli attori in campo sia al governo che all’opposizione. Nessuno fa la cosa giusta, nessuno capisce nulla, tutti si agitano in modo sbagliato o ridicolo. Punto.

Le questioni sociali ed economiche che il nostro Paese ha di fonte sono gravi. Possiamo davvero limitarci noi educatrici ed educatori, noi cristiani, magari intellettuali, a giudicare e denigrare chiunque faccia qualcosa?

Non credo. Non è questo il nostro compito. Forse, riascoltare i discorsi di fine anno del Presidente Mattarella, cattolico e politico di lungo corso, può aiutarci ad assumere uno sguardo un po’ più costruttivo. Solo così potremo difendere la democrazia e quindi la nostra e l’altrui libertà.

Spieghiamolo alle nostre studentesse e ai nostri studenti. Spieghiamo che la politica è importante, che chi fa politica merita rispetto e che ciascuno di noi ha il dovere di partecipare alla vita politica con spirito critico e costruttivo. Resta sempre valida la famosa frase di J.F. Kennedy: “Non chiedetevi che cosa il vostro Paese può fare per voi ma che cosa voi potere fare per il vostro Paese”.

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