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Purificare le parole

Carla Mantelli

Usare bene le parole è molto importante. Le parole non descrivono la realtà così com’è, la modificano, non servono a esprimere una cultura, la creano. Ci sono alcune parole che si usano spesso quando ci si riferisce a realtà religiose che, a mio parere andrebbero purificate. Prendiamo ad esempio la parola “Chiesa”. Molto spesso questa parola viene utilizzata come sinonimo di “gerarchia ecclesiastica” o di “magistero ecclesiale”.  Per esempio ci si aspetta di leggere la storia della Chiesa nel XX secolo e poi ci si trova di fronte alla storia del pensiero e delle decisioni dei Papi. Oppure si afferma che “la Chiesa” ha preso posizione per l'accoglienza dei migranti ma poi si scopre che molti

 

devoti cattolici alzerebbero volentieri muri nel Mediterraneo. Sarebbe bene allora chiamare ogni cosa con il suo nome: se si parla di papi e vescovi, si dica papi e vescovi o gerarchia ecclesiastica. Allo stesso modo, quando si parla di documenti del Magistero possiamo parlare di “Magistero ecclesiale”, che non si identifica con “Chiesa” perché la Chiesa è molto di più della Gerarchia e del suo Magistero.

Sempre riguardo alla parola “Chiesa” c’è un altro equivoco: la sovrapposizione tra “Chiesa” e “Chiesa Cattolica”. Se desideriamo davvero porci in una prospettiva di rispetto e dialogo con le altre confessioni cristiane e anche con le altre religioni, è bene che esprimiamo anche con il linguaggio la consapevolezza della nostra parzialità. Noi facciamo parte della Chiesa Cattolica ma la Chiesa Cattolica non esaurisce la Chiesa che è l’insieme delle persone battezzate e credenti in Cristo.  Se parliamo di Chiesa Cattolica diciamo Chiesa Cattolica, se parliamo di tutti i cristiani possiamo parlare di Chiese Cristiane.

Infine c’è un’altra parola molto bisognosa di purificazione. È la parola “sacerdote”. Molto spesso essa viene utilizzata come sinonimo di presbitero o di ministro ordinato. Niente di più ingannevole! Noi sappiamo bene che il battesimo conferisce a ciascuno e ciascuna di noi i doni del sacerdozio, della regalità e della profezia, quindi se usiamo la parola “sacerdote” per indicare chi ha ricevuto il sacramento dell’Ordine escludiamo automaticamente ed erroneamente gli altri battezzati. È vero che il magistero cattolico insegna che vi è il sacerdozio comune (ai battezzati) e il sacerdozio ministeriale (ai ministri ordinati) ma questo non cambia i termini del problema. Non possiamo lasciare che la parola "sacerdote" sia attribuita esclusivamente a una piccola parte del popolo di Dio.

Inoltre, forse non tutti sanno che in un documento redatto nel 1976 dalla Pontificia Commissione Biblica (“Sull’Ordinazione delle donne”) si afferma che “il Nuovo Testamento parla del popolo cristiano come popolo sacerdotale (...) Afferma che alcuni membri di questo popolo compiono un ministero presbiterale e sacrificale (...). Tuttavia per il ministero cristiano non fa mai uso del termine tecnico hiereus (sacerdote ndr)”.

Quindi parliamo pure dei ministri ordinati come presbiteri e vescovi ma evitiamo di usare la parola “sacerdoti”!

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